Trapani, Comune e Sport Invest: esiste un margine di ragionevolezza?

07.11.2025 12:55 di  Umberto De Santis  Twitter:    vedi letture
Trapani, Comune e Sport Invest: esiste un margine di ragionevolezza?

Nell'ascoltare o leggere le dichiarazioni di Valerio Antonini, sia che si parli della convenzione sul PalaDaidone o che si cavilli dei tempi di pagamento dei salari dei giocatori, si capisce che nella pallacanestro italiana è arrivato un uomo d'affari che proprio sulle clausole convenute e liberamente sottoscritte fonda una parte importante della sua azione e della sua gestione degli investimenti. Di fronte a lui una platea di personaggi che diciamo prendono un po' alla leggera certe situazioni - a cominciare dal sindaco di Trapani Tranchida che evidentemente non ascoltava i proclami di Antonini che prometteva la Serie A fin dal primo giorno e quindi non si poneva di prevedere un diverso accordo nel caso della promozione, per quanto avrebbe comportato in termini legali e fiscali l'obbligato passaggio al professionismo. Per chi scrive, come i nostri venticinque lettori che ci seguono con attenzione, non è una novità. Che gran parte della pallacanestro italiana sia nelle mani di persone impreparate alla moderna gestione di un'azienda che fattura milioni come una società professionistica fa oggi, lo stiamo scrivendo da almeno dieci anni!

Gli avvenimenti che stanno sconvolgendo la città di Trapani dovrebbero essere di ammonimento per la FIP di accelerare la professionalizzazione di diverse componenti - e chiaramente non ci riferiamo a chi va in campo, ci basta ricordare che abbiamo quattro allenatori italiani di squadre di EuroLeague, di cui tre all'estero - e di ammonimento per LBA di introdurre criteri più stringenti per le formazioni di Serie A, visto che agire in questa direzione ha reso la ACB il primo e più importante campionato europeo di pallacanestro. Un segreto di Pulcinella che non ci stanchiamo di ripetere. Tornando alle vicende della città siciliana, il lettore più malizioso ci vorrà chiedere "Voi, da che parte state?". Come sempre rispondiamo che noi siamo dalla parte della pallacanestro italiana, e per esemplificare al massimo esempio il nostro sogno inconfessato è quello di una finale di EuroLeague tra Olimpia Milano e Virtus Bologna (e vinca il migliore).

Il nostro lavoro dovrebbe essere quello di cronista e commentatore di avvenimenti, e quando qualche volta abbiamo fatto un passo in avanti le critiche non sono mancate. Ci riproviamo in queste righe, consci che ci sarà sempre un Apelle (“Sutor, ne ultra crepidam”) che proverà a farci... la pelle. La nostra proposta per uscire dall'impasse collettivo sul PalaDaidone vede il Comune di Trapani vendere tutta la struttura alla Sport Invest. L'ente locale in generale non è vocato per la gestione di una struttura complessa e la legislazione degli ultimi anni vede la richiesta da parte dello Stato che si liberi di società e partecipazioni non essenziali. Basta mettersi ad un tavolo. Per Antonini sarebbe la possibilità di dimostrare ancora una volta le sue capacità imprenditoriali rendendolo produttivo oltre l'utilizzo delle partite di Serie A di pallacanestro. Per il Comune sarebbe l'arrivo in cassa di denaro che dovrebbe essere investito in impianti per lo sport di base (senza essere mai stati a Trapani, possiamo immaginare che sia una situazione deficitaria come in quasi tutti i Comuni italiani, altrimenti chiediamo anticipatamente venia). Una valutazione coerente, senza immaginare chissà quale giro di soldi. L'ultima operazione in questo genere ha visto la Polisportiva Mens Sana donare il PalaSclavo al Comune di Siena in cambio di un impegno di riqualificazione del valore di 1 milione di euro. Eh? Sorpresa collettiva.

Ma quanto vale una struttura come il PalaDaidone? Provate ad andare in banca a chiedere un prestito dando in garanzia l'arena. Non troverete udienza. Se Antonini lascerà l'impianto a qualsiasi condizione, come paventato, il Comune di Trapani non avrà altra scelta se non chiuderlo a chiave lasciandolo marcire o sperando che la Shark si presenti ad un nuovo bando se e quando le controversie legali saranno concluse. Il presidente della Sport Invest la mattina del 7 novembre ha presentato una proposta di accordo alla amministrazione locale, interessante da valutare per quanto ci sembri a naso impraticabile, dal momento che presuppone che nel bilancio dell'ente ci sia un capitolo di spesa di due milioni e mezzo per riprendersi la struttura già disponibile e non solo le somme destinate alla manutenzione straordinaria e ordinaria del patrimonio esistente (1,1 milioni di euro ci risulta, salvo errori). Per il momento l'unica cosa certa è che la Trapani Shark giocherà, se lo vuole, fino al termine del campionato nel suo impianto. Il sindaco Tranchida aveva dichiarato a luglio che garantiva sarebbe successo, e ha anche inviato alla FIP un documento scritto e firmato in proposito come richiesto dai requisiti che una società deve allegare ai sensi delle DOA (Disposizioni Organizzative Annuali). Se non succederà la richiesta di danni tecnici, fisici, morali e di immagine da parte di FIP ed LBA sarà oltre le disponibilità comunali.