Esclusivo PB: "Sono Eleonora Carrer, sono io l'Allenatrice dell'Azzano!"

E' una storia di miserabili tristezze e nefandezze quella denunciata dall'allenatrice dell'Azzano Basket nella sua lettera e nell'intervista a PB
13.03.2024 08:50 di Eduardo Lubrano Twitter:    vedi letture
Esclusivo PB: "Sono Eleonora Carrer, sono io l'Allenatrice dell'Azzano!"

Se fai l’allenatore in un girone come fai a non sapere chi è l’allenatore che andrai ad incontrare in quella determinata giornata? Io lo so come si chiamano i miei colleghi con i quali vado a giocare. Eppure sì, come ho scritto nella lettera ci sono ancora colleghi che vanno dal mio vice a presentarsi e salutare. Ho deciso che la prossima volta sarò io ad andarmi a presentare”.

Comincia così la chiacchierata di Pianeta Basket con Eleonora Carrer, quarantina come direbbe Camilleri, mamma di Cecilia e Ginevra, allenatrice dell’Azzano Basket a Pordenone, in DR1. Unica come si legge nella sua lettera appassionata e lucidissima – qui sul suo profilo FBdonna allenatrice in Friuli ma non solo.

Quante colleghe ha incontrato Carrer nella sua carriera?
Qui nella Regione nessuna e fuori, poche, forse le conto sulle dita di una mano. Ho tante domande da fare perché proprio non capisco. Perché anche se siamo poche non ci viene mai chiesto di fare un clinic su come allenare le donne? E’ diverso eppure tanti uomini pensano che si possa farlo facilmente o senza preparazione. Noi possiamo spiegarlo. Perché non c’è un’allenatrice donna alla guida della Nazionale? La mia lotta continua è quella contro questi pregiudizi che ormai dovrebbero essere superati perché noi donne possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo alla sviluppo del basket”.

Com’è il rapporto con i suoi giocatori?
E’ improntato al massimo rispetto reciproco ed all’"innamoramento" mio verso di loro e loro verso di me. Il più “vecchio” è del 96, ma io faccio giocare anche un 2008 sul quale potrei scommettere che diventerà davvero bravo ed importante. Siamo una squadra giovane che va molto d’accordo”.

E come concilia il lavoro con la famiglia?
"Sono organizzata anche con il mio compagno, ed anche se è difficile ci riusciamo. Però c'è una cosa che vorrei tanto sapere. A me piacerebbe moltissimo fare il corso per diventare  Allenatore ( allenare A2 Femm - b  maschile) ma il corso sono 2 settimane a Bormio ( o una località del nord Italia) per due anni di fila . La Fip si è mai posta la domanda : come fa una mamma a fare questo corso ? Pensare di farlo in modalità che possano farlo anche le mamme? Io lo farei subito , soprattutto per poter aggiornarmi, migliorare ed imparare cose nuove" .

Se dovesse indicare la differenza principale tra un uomo ed una donna nell’allenare una squadra femminile cosa direbbe?
Faccio un esempio pratico. Ho passato recentemente un po' di tempo con una ragazza giovane che è triste perché dice “Lui non mi capisce” riferendosi al suo allenatore. Ma non c’è dialogo, perché lei non si confida e lui non le va a chiedere cos’hai. Cosa che invece io faccio spesso con i miei. Al punto che il mio vice mi ha convinto che a volte esagero e mi dice “Ele lascia perdere, non serve star lì sempre a spiegare”. Ma con le donne può essere utile e bisogna fare il primo passo”.

Insulti, battutacce, atteggiamenti ostili. Ma chi glielo fa fare Carrer a continuare?
“La passione. Sono malata di questo sport che mi regala emozioni irripetibili, al di là della vita privata ovviamente. E’ la mia vita, i miei sogni mi spingono ad andare avanti. Eppure ogni giorno c’è ne è una. Dopo tutto questo casino che ho messo in piedi sono stata invitata ad un camp come assistente…Ho detto no. Io vado come allenatore non come assistente. La non considerazione e l’ossessione maschile per il sesso sono le cose che mi fanno ammattire”.

Ci sarà stato un momento di rivalsa in questi anni però?
L’anno scorso. Quattordici vittorie di fila, vinciamo i play off con una tripla dall’angolo all’ultimo secondo, tagliamo la retina. Saremmo andati in C silver se non si fossero inventati lo spareggio con la nona della C appunto che abbiamo perso alla terza, alla bella. Lì nonostante tutto ero contenta e soddisfatta del mio lavoro e di quello dei miei ragazzi”.

@Elena Barbaro