Sport dilettantistico: fisco e governance

Palla a spicchi
giovedì, 26 dicembre 2019 alle 13:08
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La maggior parte delle società di pallacanestro in Italia sono società dilettantistiche. Damiano Lembo affronta su Il Sole 24 Ore le problematiche fiscali e di governance con cui si devono confrontare.
Enti di promozione sportiva con grandi numeri: i 15 enti attualmente riconosciuti dal Coni coinvolgono oltre 7,7 milioni di tesserati e quasi 95mila società sportive, pari a circa il 60% dei soggetti che praticano sport in Italia. Nati in epoche diverse, gli Enti di promozione sportiva, inizialmente chiamati Enti di propaganda, sono espressione di realtà associative e ideologiche differenti e in qualche caso, antitetiche.
Alcuni appaiono nel dopoguerra come emanazione di organizzazioni politiche e sociali, volte a favorire l'aggregazione dei giovani avviandoli alla promozione e allo sviluppo della loro personalità psicofisica. È il caso ad esempio del Csi (nato nel 1944 per iniziativa dell'Azione cattolica), della Libertas (voluta nel 1945 da Alcide De Gasperi) del Cusi (1947), della Uisp (nata nel 1948 e vicina al Psi e al Psi), nonché dell'Endas (nata nel 1949 con stampo laico e libertario).
Altri seguono in anni successivi: l'Us Adi nasce nel 1963, promossa dalle Acli; lo Csain nel 1964, su iniziativa di Confindustria; le Pgs nel 1967, improntate sugli insegnamenti di Don Bosco;l'Acsi nel 1960, l'Aics nel 1962 di ispirazione socialista, lo Csen nel 1964 di ispirazione liberale. Sono soggetti privati che perseguono fondamentalmente uno scopo promozionale dell'attività fisica non agonistica, fornendo la possibilità di praticare attività ludico-sportive con finalità ricreative, formative e sociali.
Si tratta dei precursori di quello «sport per tutti» che nel 1975 fu riconosciuto per la prima volta dal Consiglio d'Europa in base a due principi: il diritto di ogni cittadino alla pratica e il ruolo che lo sport riveste nello sviluppo socio-culturale del Paese. Il riconoscimento da parte del Coni (già previsto dalla legge 426/42), avvenne solo successivamente, in forza del Dpr 530/74. Il compito di operare la promozione sportiva è comunque svolto dagli Enti di promozione e dalle Federazioni riconosciute dal Coni in modo diverso, secondo le peculiarità delle loro specifiche impostazioni e dei loro ruoli.
Le Federazioni hanno infatti per fine istituzionale la promozione, l'organizzazione, lo sviluppo e la disciplina dello sport a prevalente indirizzo agonistico in campo nazionale e internazionale mentre gli Enti lo individuano privilegiando finalità formative e sociali anche quando le attività vengono esercitate con modalità tipiche dell'agonismo (campionati, gare, tornei). Le differenti caratteristiche delle Federazioni e degli Enti non impediscono la partecipazione, da parte delle società sportive, alla vita sociale di entrambi gli organismi; caratteristica, questa, che arricchisce la proposta sportiva raggiungendo un bacino di utenza il più ampio e disparato possibile. Un colpo d'occhio sugli Enti, dai primi riconosciuti a quelli più recenti, quali Asi, Msp, Opes, Asc, rivela una presenza mai banale nella storia del nostro Paese.
Alla chiusura del ciclo degli anni '80 in cui gli Enti sembrano vivere situazioni di ambivalenza, riflettendo la realtà di tempi nuovi e di problemi inediti, incontrando un mondo dello sport tuttavia ancora capace di esprimere una sua ricchezza vera, rappresentata dalle società sportive, dagli atleti, dai tecnici, dai dirigenti e da quanti puntano sullo sport, ritenendolo uno degli elementi vitali di crescita personale e sociale. Gli anni '90 evidenziano la sottolineatura di alcune parole-chiave comuni a tutti gli Enti: solidarietà, sport dei cittadini, diritti, volontariato e professionalità, emarginazione, socialità, etica nuova dello sport, cittadinanza.
Questi stessi anni sono anche quelli della diffusione del binomio Sport-Salute che sostiene la prevenzione e l'assunzione di stili di vita corretti e incomincia a essere una motivazione prevalente della pratica; si evidenzia l'inizio di un'attenzione nuova verso le istituzioni e alla ripresa di un rapporto tra Enti e autonomie locali che, a metà degli anni '70, a fronte della legge 382 e dei suoi decreti, era nato come alleanza tra enti locali e promozione sportiva. All'entrata del terzo millennio, il percorso degli Enti continua con diversità di approccio ai problemie con difficoltà sul piano di un welfare per nuova cittadinanza e un rapporto più stretto con la UE. Oggi gli Enti di promozione sportiva cercano un dialogo forte con tutte le istituzioni in vista dei decreti attuativi della riforma dello sport e il quadro invia di definizione sulla riforma del Terzo settore.

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