Olimpia Milano, così Armoni Brooks è diventato grande. Dentro «l'esplosione» della guardia
Che ormai Armoni Brooks sia la vera stella dell'Olimpia Milano è evidente. Ottava prestazione con 20 o più punti segnati in Serie A dopo un'altra grande prova a Napoli, dove nel secondo tempo ha guidato il successo sbloccando i numeri dall'arco. Sono 18.1 punti di media in questa annata in LBA, oltre il 40% da tre. In EuroLeague, invece, è salito a 14 punti in appena 23 minuti a partita, con il 46.8% da tre, e aggiunge 3.5 rimbalzi. La chiave della sua ulteriore crescita - già l'anno scorso aveva fatto vedere cose importanti - è stata "quando lui ha realizzato che a questo livello poteva attaccare anche in maniera diversa". Lo racconta Gianmaria Vacirca, direttore sportivo Olimpia nella scorsa stagione e oggi tornato a Derthona, a Area 52. "Nella NBA non andava al ferro come va al ferro qua invece lui ha capito innanzitutto il campionato… a un certo punto realizza che lui in Italia e poi anche in Europa può variare il suo modo di attaccare”, aggiunge. “Quindi non solamente un giocatore che eccita nel modo in cui tira, ma anche un giocatore che può andare in drive e addirittura tante volte chiudere anche con una schiacciata. Quando impara a farlo anche a sinistra diventa completo in una maniera bestiale".
Brooks - che ricordiamo avere appena 27 anni - è un ragazzo che lavora tanto. Lo ha sottolineato anche il capitano Pippo Ricci di recente: "Devo dire che sta lavorando tanto, viene in palestra sempre 40 minuti prima di tutti. È lì che lavora, tira, niente viene regalato, lui si sta guadagnando tutto. Siamo felici di averlo con noi, sta facendo bene anche in difesa. Pochi giorni fa ha fatto un grande lavoro su Nunn, è un giocatore totale, ce lo godiamo perché ci fa star bene", ha detto Ricci dopo i 31 punti segnati contro l'Efes.
L'esplosione di Brooks non è un caso. La sua avventura a Milano era iniziata in modo incerto, con Ettore Messina che in un paio di occasioni fece riferimento alla sua necessità di migliorare in difesa e nel reggere i contatti. Un passaggio che Brooks ha fatto, più di adeguamento a un basket diverso che a una mancanza tecnica. E poi la seconda chiave: giocare tanto e con fiducia. "Lui è un giocatore che quando ha volumi di gioco, ha bisogno di giocare tanto perché è comunque un giocatore di volumi di gioco e quando poi prende un abbrivio va anche detto che credo vada contestualizzato comunque nel discorso della squadra”, ha proseguito Vacirca. “Già a luglio del 2025 gli scrissi che non sarei stato sorpreso se fosse stato poi il giocatore più importante della squadra. Il mia era più un auspicio, ma Brooks stia facendo quello che il lavoro che ha messo dentro gli sta permettendo di fare".