Perchè la regola NBA delle 65 partite sta creando enormi discussioni

25.03.2026 12:35 di  Giovanni Marsili   vedi letture
Fonte: The Athletic
Perchè la regola NBA delle 65 partite sta creando enormi discussioni

La decisione della NBA di mettere un limite minimo alle partite giocate - 65 su 82 - per essere eleggibile ai premi di fine stagione è di nuovo nell'occhio del ciclone. La National Basketball Players Association (NBPA) sta spingendo con forza per eliminare questo requisito, indicando la recente diagnosi di collasso polmonare di Cade Cunningham come punto di rottura definitivo per una regola che lo stesso sindacato aveva accettato nel contratto collettivo del 2023. La stella dei Detroit Pistons ha disputato finora 61 partite nonostante sia stato nominato All-Star, e ha una finestra strettissima per scendere in campo in altre quattro occasioni nelle 11 gare rimanenti, così da poter essere inserito nei quintetti All-NBA e per contendere il titolo di MVP. Jeff Schwartz di Excel Sports, agezia del giocatore, ha pubblicato una  nota ufficiale in cui si legge: 

"Cade ha disputato una stagione da All-NBA First Team. Se a causa di un infortunio legittimo non raggiunge una soglia arbitraria di partite giocate, questo non dovrebbe precludergli il riconoscimento che si è chiaramente guadagnato nel corso della stagione. La lega dovrebbe premiare l'eccellenza, non imporre rigidi criteri che ignorano il contesto", ha scritto l'agente di Cunningham. "Serve fare un'eccezione".
Il suo caso, inoltre, non è isolato: campioni del calibro di Shai Gilgeous-Alexander, Luka Doncic e Nikola Jokic sono tutti a quota 60 partite o meno, mentre Victor Wembanyama dovrà presenziare in otto delle ultime dieci sfide per rimanere eleggibile ai vari premi, in particolare a quello di Difensore dell'Anno dove appare ad oggi il favorito. Una situazione che rischia di spingere pericolosamente le stelle infortunate ad anticipare i rientri pur di non perdere i riconoscimenti.

Di fronte a questo scenario, l'NBPA è passata all'attacco. Una portavoce del sindacato dei giocatori ha rilasciato una dichiarazione inequivocabile, legata a doppio filo alla vicenda di Cunningham, in cui definisce la norma attuale come "arbitraria e troppo rigida". La nota ufficiale recita: "La potenziale ineleggibilità di Cade Cunningham per i premi post-season dopo una stagione che definisce la sua carriera è un chiaro atto d'accusa contro la regola delle 65 partite, e l'ennesimo esempio del perché debba essere abolita o riformata per creare un'eccezione per gli infortuni gravi. Dalla sua implementazione, troppi giocatori meritevoli sono stati ingiustamente esclusi dai riconoscimenti di fine stagione a causa di questa quota arbitraria e troppo rigida". Resta ora da capire come risponderà la lega, considerando che l'attuale contratto collettivo è in vigore fino alla stagione 2029-30.