Shai Gilgeous-Alexander, niente celebrazioni tra i Thunder: “Non abbiamo finito”

Shai Gilgeous-Alexander, niente celebrazioni tra i Thunder: “Non abbiamo finito”
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Shai Gilgeous-Alexander ha affrontato la fine della serie contro i Lakers con una calma sorprendente. E' sembrato così distante dall’euforia che ci si aspetterebbe dopo uno sweep in una semifinale playoff di Conference. Subito dopo il 115-110 che ha chiuso Gara 4 alla Crypto.com Arena, la stella dei Thunder ha spiegato che la squadra non si sente arrivata: “Abbiamo fatto il nostro lavoro finora, tutto qui” ha dichiarato, sottolineando come Oklahoma City abbia semplicemente eseguito il proprio piano e vinto otto partite difficili contro avversari di alto livello.

Il suo approccio è rimasto lo stesso anche nei momenti più delicati della partita. Gilgeous-Alexander, autore di 35 punti nella gara di chiusura, ha raccontato che la chiave è stata lasciare che il gioco scorresse senza forzare nulla: “Basta fare la giocata giusta, non serve cercare l’eroismo” ha spiegato, ricordando come il canestro decisivo sia arrivato da Chet Holmgren, mentre lui ha aggiunto i due liberi finali senza voler essere o rendersi  necessariamente il protagonista assoluto.

Adattamenti, leadership e un obiettivo ancora lontano. Gilgeous-Alexander ha anche descritto come i Lakers abbiano cambiato più volte il modo di marcarlo nel corso della serie: dalle trappole iniziali, ai raddoppi parziali, fino a una difesa più conservativa in Gara 4. Proprio questa varietà, secondo lui, è ciò che permette ai Thunder di crescere partita dopo partita, imparando a leggere ogni nuova situazione e a rispondere con lucidità. La sua filosofia è semplice: mantenere la mente sgombra per prendere decisioni migliori, perché “le emozioni intralciano il pensiero critico”.

Non sono mancati i complimenti a LeBron James, definito “una forza” e il principale punto del piano partita per tutta la serie, un riconoscimento alla longevità del 41enne dei Lakers . Ma anche qui, Gilgeous-Alexander ha riportato tutto al presente: lo sweep non significa nulla senza il passo successivo. “Non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo” ha ribadito, ricordando che ogni gara di playoff è diversa e che il successo dei Thunder nasce dalla profondità del gruppo, non solo dai suoi punti. Lo dimostra anche il riferimento a Jared McCain (13 punti in 16'), elogiato come realizzatore capace di segnare da qualsiasi zona del campo, non solo da tre punti.

Redazione Pianetabasket.com
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