"La lingua batte..." Mark Cuban crocifigge Harrison per la trade Doncic
Mark Cuban, ex proprietario dei Dallas Mavericks, ha riaperto la ferita più recente e impattante nella storia della franchigia riportando al centro della scena la gestione del front office e il ruolo di Nico Harrison culminati nella cessione ai Lakers di Luka Doncic, in un momento in cui la franchigia sta cercando di ridefinire la propria identità dopo una stagione da 26–56 sotto la guida del nuovo presidente Masai Uijri. Le sue parole, pronunciate nel podcast “House of Haymaker”, hanno confermato che questa ferita evidentemente non si era mai chiusa davvero. Cuban ha raccontato come alcune informazioni ricevute durante le discussioni sulla trade di Luka Doncic non fossero corrette, arrivando a dire che «si capiva chiaramente che Nico aveva appena fatto una m***a su Luka perché alcune delle cose che Patrick mi stava dicendo non erano vere» . Ha poi riconosciuto il ruolo di chi, dentro l’organizzazione, ha provato a frenare certe scelte: «E merito a (Michael Finley) per aver davvero cercato di opporsi e bloccarle».
Il racconto di Cuban si è spostato poi sulla catena di comunicazione interna, descritta come un meccanismo che non sempre ha funzionato. Ha spiegato come ogni due settimane ricevesse un report da Patrick Dumont, ma allo stesso tempo gli venisse chiesto di «parlare di più con Nico» mentre, dietro le quinte, «Nico stava parlando male». Una dinamica che, secondo Cuban, ha creato un clima di tensione difficile da ignorare.
L’ex proprietario ha ammesso di non essere intervenuto prima perché la squadra stava vincendo: «Stiamo vincendo. Non voglio creare un problema quando le cose vanno bene». Ma ha aggiunto che, se i risultati fossero stati negativi, avrebbe preso posizione molto prima: «Se avessimo perso, probabilmente sarei intervenuto dicendo: “Non sta funzionando così. Ecco cosa dobbiamo fare”».
Cuban ha anche voluto chiarire la questione dei meriti nelle operazioni di mercato, in particolare la trade per Kyrie Irving: «“Oh, ho fatto io la trade per Kyrie. Non l’ha fatta lui.” Giusto. Sì, forse ha parlato con il general manager, ma la decisione l’ho presa io». Una puntualizzazione che lascia poco spazio alle interpretazioni.
Il punto più netto è arrivato quando ha descritto il ruolo di Harrison all’interno della struttura: «Nico voleva tutte le sue persone lì dentro, e avete visto quante persone ha mandato via e chi ha mandato via… ma Nico non sapeva davvero cosa stesse facendo. L’ho assunto per lavorare per me, non per dirigere le operazioni di basket».
Le sue parole arrivano mentre Masai Ujiri, nuovo presidente, ha avviato una revisione di 100 giorni su roster, coaching staff e direzione tecnica, un processo che potrebbe ridisegnare completamente il futuro dei Mavericks.
È un quadro complesso, quello dipinto da Cuban: un intreccio di comunicazioni distorte, ruoli sovrapposti e decisioni contestate. Ma soprattutto è il ritratto di una franchigia che, per tornare competitiva, dovrà prima ritrovare una voce unica dentro le proprie stanze.