Riforma giustizia sportiva: il ministro la chiede, il CONI tergiversa, le scadenze arrivano
A settembre 2025 era stata presentata una Commissione dedicata alla riforma della giustizia sportiva da parte del CONI. Una rivoluzione di un sistema che negli anni si era trasformato più in uno strumento per i presidenti delle federazioni per annullare ogni forma interna di contestazione che di esercizio virtuoso del rispetto delle regole. Il tutto condito da procedure capestro farraginose in aperto contrasto con le norme della giustizia civile dell'Italia e dell'Unione Europea e di fatto, come ben sanno tutti coloro che ne hanno avuto a che fare, autoreferenziali e concludenti a senso unico. Ma subito la partenza era stata inficiata dalla nomina a presidente, da parte del numero uno del CONI Luciano Buonfiglio, di Marco Di Paola, presidente Fise, la Federazione italiana sport equestri. "Un nome che ha sollevato qualche polemica" scrisse in quei giorni Michele Damiani su Italia Oggi, "viste le discussioni che sono emerse a seguito della sua rielezione in Federazione, con gli altri candidati che hanno subito squalifiche e multe legate all’attività in campagna elettorale." Un aperto conflitto di interessi, a quanto pare. Era stata promessa una bozza di discussione entro lo scorso dicembre, ma già nel mese di novembre Michele Spiezia, su storiesport.it, avvertiva che si trattava di un bluff. La Commissione e il ministro Abodi poi hanno trovato il carbone sotto l'albero di Natale grazie alle dichiarazioni dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea Dean Spielmann che, come riportato da calcioefinanza.it, esaminando il caso di Andrea Agnelli e la sua inibizione di due anni comminata dalla FIGC su cui aveva fatto ricorso alla Corte in Lussemburgo, aveva affermato che "il riconoscimento dell’autonomia della giustizia sportiva non può comprimere il diritto alla tutela giurisdizionale effettiva: i giudici nazionali devono poter annullare sanzioni illegittime e, se necessario, adottare misure cautelari per garantire l’efficacia della decisione finale."
Non pretendiamo che il lettore arrivi ad interpretare il burocratese giuridico con cui deve necessariamente esprimersi un tribunale. Per cui offriamo un esempio su un avvenimento che tocca da vicino la pallacanestro italiana in questo momento. Riguardo la vicenda della Trapani Shark, tra le tante cose che in modo spesso becero Valerio Antonini ha lamentato sul processo che ha portato all'esclusione dal campionato di Serie A del club, ce ne sono tre in particolare che vogliamo evidenziare:
1 - la penalizzazione di quattro punti, a suo dire, riguarda debiti IVA che a regolamento non sono sanzionabili;
2 - il manuale delle licenze utilizzato come legge di riferimento per sanzionarlo non è stato realizzato e approvato dal Consiglio Federale FIP come espressamente obbligatorio ma con atto personale del presidente Petrucci (grazie a una delega che non si sarebbe potuto concedere) e in seguito non sarebbe stato portato all'approvazione imprescindibile del CONI per poter entrare in vigore. Una legge che sarebbe illegittima in queste condizioni, quindi, e di conseguenza una sanzione illegittima;
3 - nei vari gradi di giudizio FIP la Shark è stata giudicata da due avvocati (Lucente e Romagnoli, ndr) che, a seconda del grado del processo, si sono scambiati i ruoli di accusa e giudizio; una cosa oggettivamente inammissibile in qualsiasi tribunale europeo.
Il lettore ingenuo a questo punto obietterà che nei vari gradi di giudizio, compreso il Collegio di Garanzia del CONI e il TAR del Lazio, Antonini non ha ricevuto alcuna soddisfazione per le sue pretese. Ed è così, ma solo perché, con motivazioni diverse, i tribunali hanno sentenziato che non avevano potere di entrare a discutere della materia in contendere. Nessuno ha detto alla Shark che aveva torto nel merito delle sue contestazioni ma solo che formalmente ogni singola sentenza era a posto. Questa non è giustizia, in un tribunale civile.
In una intervista pubblicata su Tuttosport qualche giorno fa, il ministro dello Sport Abodi è tornato a parlare di riforme, tra cui un posto rilevante è quella che riguarda "la giustizia sportiva, e in questo caso non parlo solo del calcio. Deve essere indipendente: finora ha funzionato in un certo modo, ma gli organi di giustizia non possono giudicare i soggetti che li hanno designati. È questione di forma e purtroppo anche di sostanza. Stiamo lavorando con il Coni: a giugno dovrebbe arrivare in Giunta un primo modulo di riforme, riguardante le procure, sia federali sia del Coni. Poi ne vorrei altri, dal presidente del collegio sindacale a una vera attuazione della legge 231 (che prevede l’obbligo di adottare un modello organizzativo e un codice etico, ndr). E ritengo sia necessario limitare il numero di mandati negli organi di giustizia: quando si rimane nello stesso posto per troppo tempo, si perde sensibilità." Guarda caso, come aveva anticipato calcioefinanza.it nell'articolo sopra citato dello scorso dicembre, in questo mese dovrebbe arrivare la sentenza della Corte di giustizia europea. Prevedibilmente darà il grimaldello giuridico al TAR per entrare a gambe unite nel merito delle sentenze sportive per ribaltarle e non solo per decidere risarcimenti in denaro nel caso di errori. Se quella dell'inibizione di Agnelli riguarda il calcio, quelle su Antonini riguardano anche la pallacanestro. Potrebbero esserci degli effetti dirompenti in arrivo e Abodi potrebbe già essere fuori tempo massimo.