Spurs, Mitch Johnson spiega cosa non ha funzionato con Wembanyama in gara 1
Dopo una sconfitta pesante come quella degli Spurs in Gara 1, tutto sembra ruotare attorno a un’unica domanda: cosa non ha funzionato davvero. Victor Wembanyama ha chiuso da miglior realizzatore di San Antonio, 26 punti con 12 rimbalzi e tre stoppate, ma la sua serata non ha mai trovato un ritmo stabile, soprattutto dopo un primo tempo da appena nove punti su 2/8 dal campo. La partita è scivolata via sul 105-95 per New York, mentre il lungo francese faticava a trovare continuità, chiudendo con 6 canestri su 21 tentativi complessivi. È diventato inevitabilmente il tema centrale del post‑gara, con i giornalisti pronti a chiedere se si trattasse di emozione da debutto nelle Finals o di un problema più profondo.
Mitch Johnson, chiamato a spiegare la serata del suo giocatore più atteso, non si è nascosto. Ha ammesso che lo staff non è riuscito a metterlo nelle condizioni migliori per incidere, riconoscendo che servirà un approccio diverso già da Gara 2. Le sue parole hanno tracciato una linea chiara: «Dobbiamo farlo muovere e attaccare il ferro, che sia in roll o correndo in transizione» ha detto, aggiungendo poi «Dobbiamo fare un lavoro migliore nell’impostarlo prima, senza dubbio». Johnson ha anche respinto l’idea che la squadra fosse stanca, spiegando che «non penso sia stata la fatica… non credo che la prestazione di nessuno sia dipesa dalla fatica, dobbiamo solo essere più precisi ed eseguire meglio». Wembanyama, dal canto suo, ha escluso che l’emozione della prima finale NBA abbia influito, sottolineando che «non è stato un fattore». Ora resta da capire se in Gara 2, venerdì, riuscirà a ritrovare l’efficienza che gli Spurs considerano indispensabile per restare davvero dentro questa serie contro una New York solida, resiliente e già capace di colpire al primo colpo.