Denver senza stelle, ma non senza cuore: Brown e Pickett gelano i 76ers all’overtime

Denver senza stelle, ma non senza cuore: Brown e Pickett gelano i 76ers all’overtime
© foto di nba.com

Ci sono quelle partite che, viste il giorno prima sul calendario, sembrano già scritte anche per i bookmakers: da una parte i Philadelphia 76ers di Joel Embiid e Tyrese Maxey che rientrano a casa dopo un buonissimo 3-2 in trasferta, dall’altra dei Nuggets stanchi, reduci da una sconfitta a Brooklyn e, soprattutto, privi di praticamente tutto il loro volto abituale. Senza Nikola Jokic, fermo almeno fino a fine mese per l’iperestensione al ginocchio sinistro, e con Jamal Murray, Aaron Gordon, Christian Braun e il resto del quintetto titolare in borghese, Denver si presenta con appena nove giocatori a disposizione, in quello che sulla carta sembrerebbe il classico back-to-back da sacrificare. Invece, gli ospiti rifiutano il copione della vittima designata e trasformano la serata in un manifesto di orgoglio: Jalen Pickett si prende il ruolo di leader offensivo, attaccando il ferro, punendo dal mid-range e giocando con ritmo e coraggio fino a diventare il faro della rimonta, mentre Bruce Brown, il volto più riconoscibile di questo gruppo ridisegnato, si mette in scia e prepara la scena per un finale da film.

Il momento in cui si capisce che Denver non è a Philadelphia solo per limitare i danni arriva nel quarto periodo, quando Hunter Tyson si guadagna e converte un gioco da quattro punti che ribalta l’inerzia e porta i Nuggets avanti 102-100, accendendo un parziale di 14-0 coronato da un appoggio di Pickett che costringe i Sixers al timeout e riempie di entusiasmo una panchina cortissima ma totalmente dentro la partita. A tenere in equilibrio il lato Sixers ci pensa il solito Embiid, che continua la sua serie di gare sopra quota 30 punti, mentre Maxey punisce ogni minimo spazio in penetrazione e VJ Edgecombe, terza scelta assoluta di un Draft già pronto a consacrarlo, si conferma molto più che un comprimario con triple pesanti e iniziative aggressive al ferro. Brown rompe la parità con una tripla, poi si guadagna tre liberi sulla successiva azione e sembra poter chiudere i conti quando porta Denver sul +5, ma quell’unico errore dalla lunetta apre di fatto la porta alla contro-rimonta di Philadelphia: Edgecombe accorcia con un tiro pesante dall’arco, Maxey pareggia con una penetrazione delle sue e il cronometro sancisce un 120-120 che manda tutto all’overtime, con l’inerzia che sembra di nuovo virare verso i padroni di casa.

Il supplementare è un concentrato di nervi e dettagli, in cui la stanchezza pesa più sulle gambe che sulla lucidità: Denver continua a cercare Pickett e Brown come prime opzioni, mentre i Sixers si affidano al mix tra l’esperienza dei loro leader e la freschezza di Edgecombe, che firma in aperta transizione la schiacciata del nuovo sorpasso, l’ultimo vantaggio di Philadelphia della serata.  L’azione che decide tutto nasce da un possesso che, in condizioni normali, avrebbe probabilmente visto Jokic in cabina di regia: invece è Brown a prendersi il pallone, a leggere il corpo della difesa e a tagliare verso il ferro per un layup in corsa che Embiid prova a stoppare all’ultimo istante. Il pallone colpisce il tabellone prima dell’intervento del lungo camerunense, gli arbitri fischiano goaltending a 5.3 secondi dalla fine e convalidano il canestro del vantaggio; resta un’ultima chance per i Sixers, ma il floater di Maxey allo scadere si spegne sul ferro, consegnando ai Nuggets una delle vittorie più belle e significative della loro stagione per 124-125, proprio nella notte in cui, senza stelle e con il serbatoio a metà, hanno dimostrato di avere ancora una cultura e un orgoglio da campioni in carica.