Avdija illumina Portland e il dominio Blazers travolge gli Utah Jazz
Ci sono serate in cui capisci quasi subito che la squadra di casa ha un’altra energia, un’altra convinzione, e il match tra Blazers e Jazz è una di quelle: Portland mette subito in campo ritmo, precisione e una fiducia costruita negli ultimi giorni, completando un momento d’oro che parla di tre vittorie consecutive e cinque successi nelle ultime sei. Al centro della scena c’è ancora una volta Deni Avdija, fresco di premio come miglior giocatore della settimana a Ovest e ormai ben lontano dall’etichetta di semplice comprimario: contro Utah chiude con 33 punti, 9 assist e 8 rimbalzi in soli tre quarti, sfiorando la seconda tripla doppia di fila dopo quella festeggiata a San Antonio nel giorno del suo venticinquesimo compleanno. La sensazione, per lunghi tratti, è che il giocatore israeliano controlli il flusso della partita a suo piacimento: attacca il ferro, punisce dall’arco, trova i compagni in ritmo e costringe la difesa dei Jazz a scegliere continuamente il male minore, mentre Shaedon Sharpe si inserisce perfettamente nel solco, aggiungendo 29 punti con mano calda e letture mature, per una Portland che all’intervallo è già in fuga sul 78-57.
La differenza più evidente tra le due squadre sta nella qualità e nella continuità dell’attacco: i Blazers tirano con un impressionante 53% dal campo, con un 40% dall’arco certificato da un 19/48 che racconta bene quanto i tiri siano generati da buone letture e non da forzature individuali, e sfiorano la perfezione dalla lunetta, con un solo errore in 21 tentativi. Sharpe piazza cinque triple, Avdija ne aggiunge quattro e, dietro di loro, si muove un gruppo che non smette mai di contribuire: sette giocatori chiudono in doppia cifra, tutti i titolari sono coinvolti e dalla panchina arrivano punti pesanti, con Toumani Camara che porta energia e 15 punti, Caleb Love e Sidy Cissoko che firmano 14 a testa, e Kris Murray che completa il mosaico con 10 punti, segno di una rotazione profonda e resa ancora più solida dal dominio sotto i tabelloni di Donovan Clingan, autore di una doppia doppia da 12 punti e 17 rimbalzi. Utah prova a restare aggrappata con il talento dei suoi riferimenti principali, ma lo fa sempre inseguendo: Lauri Markkanen si ferma a 22 punti, Jusuf Nurkic torna in campo dopo lo stop per il problema al dito del piede sinistro e mette insieme 21 punti e 12 rimbalzi, ma la struttura della squadra non regge l’urto contro un’avversaria che attacca il ferro, apre il campo e muove il pallone con una sicurezza da gruppo in crescita. I Jazz, che hanno perso quattro gare di fila e otto delle ultime dieci, si scontrano con l’evidenza di una serata in cui Portland non solo segna tanto, ma soprattutto decide quando e come farlo, chiudendo il terzo quarto sul +31 (114-83) e togliendo di fatto ogni suspense all’ultimo periodo, trasformato in pura gestione (137-117).