LBA - Acqua S. Bernardo Cantù: certezze, impressioni e dubbi dalla Supercoppa

17.09.2020 09:00 di Paolo Corio Twitter:    Vedi letture
Pecchia contro Brescia
Pecchia contro Brescia

Il percorso dell’Acqua San Bernardo Cantù in Supercoppa non è certo stato dei più brillanti: una vittoria nel derby al PalaDesio contro Varese all’indomani dell’esonero di coach Attilio Caja e cinque sconfitte, incluse due scoppole rimediate dalla fuoriserie (questa volta pare essere proprio così) Olimpia Milano. Risultati a parte, la squadra di Cesare Pancotto ha però dimostrato di avere un positivo crescendo nel mini-torneo, mentre la prima impressione suscitata dai nuovi arrivi fa pensare che il lavoro estivo del gm Daniele Della Fiori sia stato ancora una volta all’insegna del miglior rapporto qualità/prezzo.

Mantenendo rigorosamente i piedi per terra come coach Pancotto predica dal suo arrivo in Brianza, anche questa stagione Cantù pare insomma avere il giusto grado di competitività per affrontare senza patemi la lotta salvezza e magari togliersi strada facendo qualche piccola-grande soddisfazione come avvenuto nello scorso torneo prima del fatidico lockdown. Certo servirà molto lavoro in palestra per migliorare il buono già visto e sistemare quello di meno positivo che la Supercoppa ha fatto intravedere. Ovvero…

Buone impressioni, vecchie certezze e qualche dubbio

● Se nello scorso torneo i riflettori si sono accesi su Kevarrius Hayes, passato ora in Eurolega con l’Asvel Villeurbanne, e su Jason Burnell, che Sassari ha avuto l’abilità di mettere sotto contratto prima di altri (per noi rimane infatti lui il giocatore di livello superiore per tecnica e intensità agonistica), questa volta le luci non mancheranno di accendersi su Donte Thomas. Ottima mano, un atletismo impreziosito da una valida presenza a rimbalzo, la 24enne ala forte con passate esperienze in Finlandia e Olanda ha anche una visione di gioco che potrà solo trarre giovamento dal quotidiano confronto in allenamento con un maestro della materia come Maarty Leunen, già calatosi nel ruolo di preziosissimo sesto uomo nella sua nuova avventura brianzola dopo quella (già indimenticabile) datata 2009-2014. 

● Rientrato a sua volta alla base dopo due stagioni tra Sardegna e Turchia, Jaime Smith ha subito ripreso possesso delle chiavi dell’auto canturina come ai tormentati ma sportivamente esaltanti tempi di coach Marco Sodini. Il dubbio sta però al pallino successivo.

● Eccellente tiratore anche e soprattutto da tre, capacità di attirarsi le simpatie dei tifosi non solo per i suoi 178 cm da “uomo normale” ma anche per la grinta che mette su ogni pallone, Jazz Johnson (che farà 24 anni giusto il prossimo 26 settembre) pare più una validissima combo-guard piuttosto che il secondo play dell’Acqua San Bernardo. Non a caso per il momento ci ha più convinto proprio quando ha giocato a fianco di Smith invece che al suo posto, Certo l’alternanza può essere utile per innescare variazioni di ritmo durante la partita, ma il rischio che nei momenti clou possa difettare la regia (magari per problemi di falli di Smith) pare al momento reale. Nessun dubbio, comunque, sul fatto che Pancotto e il suo staff siano già al lavoro per aggiustare e migliorare gli equilibri dei diversi quintetti.

● Sulla fiducia (nella sua fama di tiratore e nelle qualità di scout del gm Della Fiori) bisogna invece andare al momento per James Woodard, arrivato in biancoblu dopo quattro stagioni in giro per l’Europa e un titolo di campione di Macedonia conquistato nel 2019. Out nella doppia sfida con Varese per un problema agli adduttori, non è che abbia propriamente brillato nelle altre quattro uscite contro Milano e Brescia, facendo anche registrare un misero 3/19 da oltre l’arco. Problemi di mira, ma anche di inserimento nei meccanismi di squadra, da affrontare e risolvere prima che intacchino la fiducia di un giocatore che ha in Allen Iverson il suo idolo assoluto. E un esempio di tenacia che gli tornerà molto utile in questo nuovo cambiamento nel basket europeo dopo Francia, Lituania, Macedonia e Germania.

● Subito certificate, invece, le doti atletiche e agonistiche di Sha’markus Kennedy, centro classe 1998 uscito quest’anno dalla McNeese State University. 203 cm per 100 kg, il ragazzo ha in rapidità e mobilità le sue armi vincenti, che Cantù dovrà saper esaltare con un gioco in transizione imposto anche dalle caratteristiche di altri suoi giocatori. Il timore (e l’impressione destata da alcuni duelli proprio in Supercoppa) è che non solo difensivamente Kennedy possa andare in difficoltà contro centri più dotati in chili e centimetri: quelli che mancano in assoluto all’attuale roster canturino.

● “Last but not least”, ecco il gruppo degli italiani. Dopo la scelta di rimanere in Brianza la scorsa stagione a dispetto delle sirene bolognesi, Andrea Pecchia è sempre più un alfiere della Cantù post-Gerasimenko. A volte la sua foga va a danno della precisione, ma tutto fa presagire che il suo contributo alla causa possa essere quest’anno anche più sostanzioso di quanto avvenuto nel recente passato. La Supercoppa ha messo poi in mostra un Andrea La Torre sempre determinato al massimo in difesa, ma anche più sicuro nel prendersi da oltre l’arco gli spazi offensivi aperti dai compagni: se la cosa si ripeterà in Campionato, il capitano sarà così un valore aggiunto da entrambe le parti del campo, oltre che in spogliatoio. Più minuti e responsabilità attendono poi la giovane “stella locale” Gabriele Procida, che dovrà però anche essere lasciato libero di sbagliare alla pari del neo-acquisto Jordan Bayehe, altro interessante prospetto che in Legadue ha già messo in evidenza le sue qualità con Roseto ed è ora chiamato a confermarsi nella serie maggiore. Ma per il percorso di crescita del ragazzo della provincia di Como e il suo quasi coetaneo originario del Camerun (rispettivamente classe 2000 e 1999) non può esserci maestro migliore di coach Pancotto, che per la seconda stagione potrà anche avvalersi del contributo dalla panchina di Biram Baparapè, undicesimo ma sempre partecipe giocatore del roster canturino.  

Paolo Corio