Jasmin Repesa: «Ho provato di tutto per non venire subito, ma a Napoli c'è un progetto serio e ambizioso»
"Speriamo insieme di trovare una strada giusta per la squadra, che in questo momento non è al livello di come vogliamo vederla". Inizia così la conferenza stampa di coach Jasmin Repesa dalla sala stampa della Alcott Arena, per la presentazione come nuovo capo allenatore del Napoli Basket. Venti anni fa battè il club campano nella semifinale Scudetto, ora prende una panchina ad appena cinque partite dalla fine della stagione. "Questa situazione è completamente strana per me. Cinque partite e finisce il campionato, non mi era mai accaduto. Ho fatto di tutto per spostare l'impegno e non venire subito, ma la società ha deciso che è una situazione urgente. Ho dovuto prendere la decisione di venire qua subito".
Napoli rievoca grandi ricordi
"Sono rimasti bei ricordi per tutte quelle sfide, quasi piccole guerre vissute qua da avversario. Con la Fortitudo giocai a Napoli la prima partita subentrando nel 2003: persi di 25 punti. Arrivavamo senza allenamenti. Non sono riconosciuto come un allenatore che fa rivoluzioni, ma come uno che crea un sistema di gioco, la squadra lo segue, si lavora tanto e in modo giusto. Questa situazione è nuova. Ma il senso di responsabilità e urgenza si deve vedere da ognuno. La prima partita a Napoli, come detto, arrivammo senza allenamento. Penberthy c'è, non c'è, tornerà dall'America o no... alla fine è atterrato alle tre, abbiamo giocato alle sei e segnò sei triple nel primo quarto. Siamo andati a -30. Ma la squadra non stava bene in quel periodo, poi era dopo la Nazionale. Non mi sono preoccupato, avevo visto qualcosina in quella partita. Piano piano dal dodicesimo posto, a novembre, l'ho portata al sesto posto. Siamo arrivati in semifinale battendo Roma, e in finale abbiamo perso contro Treviso. La partita contro Roma finì alle 11:30, tornammo in albergo e ci mandarono il messaggio che la finale si sarebbe giocata sabato alle 15. Non trovammo l'aereo, perdemmo tempo: non è una scusa. Ma fu un lavoro straordinario".
Che Napoli ha trovato
"Ora dobbiamo stare solo concentrati sul percorso. Ringrazio Magro per il lavoro svolto, ho trovato la squadra con un playbook e un sistema di gioco di altissimo livello, ma un po' sbilancia dal punto di vista mentale, ha perso sicurezza. Prima di tutto per i tanti cambiamenti dell'ultimo periodo, la squadra si è un po' sbilanciata: dobbiamo trovare nuovi equilibri e agire in modo compatto. Serve disponibilità da tutti, devono fare uscire senso di responsabilità e emergenza. Ognuno deve sacrificare qualcosa perché lo impone la stagione. Se si inseriscono quattro giocatori, è quasi una nuova squadra. Tutti devono capire che è il momento di sacrificarsi, dare tutto per raggiungere i nostri obiettivi. Questo è quello che ho chiesto da subito".
Convinto ad accettare subito
"Ho fatto di tutto per spostare il mio arrivo dopo la stagione (ride ndr). Perché avevo iniziato a fare tanti lavori a casa, c'è un giardino bellissimo e ho dovuto delegare. Tutti sono convinti del progetto. Ringrazio la società e le persone che lavorano per l'accoglienza. Sappiamo che Napoli è una nuova realtà che vorrebbe crescere ogni giorno e arrivare al punto più alto possibile. C'è il detto "vedi Napoli e poi muori". Non volevo ritirarmi senza vedere Napoli", scherza. "Tutti sappiamo che Napoli è una realtà che vorrebbe aggiungere obiettivi a un livello più importante, non solo in Italia ma anche in tutta Europa. Sono arrivato perché c'è un progetto serio e ambizioso. Allo stesso tempo ora dobbiamo vedere cosa succede dietro. Quella contro Treviso è una partita che conta molto. Dovremo fare di tutto per vincere. Dalla squadra, lo staff, i tifosi: tutti compatti, insieme per vincere questa partita. Dopo sarebbe tutto più facile guardare avanti, con le ambizioni che abbiamo tutti. E provare a raggiungere obiettivi più alti. Dobbiamo stare concentrati sulla partita contro Treviso".
Il problema playmaker
"Non voglio dire che questa squadra è senza point guard. Il Fenerbahce campione d'Europa chii ha come play? Baldwin? Non è una point guard di una volta. Questa cosa non la vedo come un problema molto grande. Sono d'accordo sulle fragilità, ma come nella vita quando non si fanno le cose base si diventa fragili. Ho chiesto da tutti sacrificio per successo comune. Responsabilità individuale, da lì 40 minuti in campo per fare di tutto per vincere. Questo è il punto di partenza, il resto vedremo. Abbiamo fatto due buoni allenamenti, i giocatori sono disponibili. Ci sono cose che ci soddisfano. C'è un playbook già abbondante. La parte mentale, fisica, in difesa, in campo aperto è tutto da vedere. Sono ottimista, dobbiamo esserlo tutti. Abbiamo una sfida importante contro Treviso, che ha avuto problemi simili ai nostri. Hanno perso tantissime partite in fila. Ora da due mesi insieme con la stessa squadra stanno giocando bene, lottano. Davanti a noi abbiamo un mese, speriamo in una o due settimane di trovare nuovi equilibri, l'intensità necessaria per giocare le partite nel modo giusto, con maggiore fluidità".
La squadra e il suo sentimento
"La squadra è buona secondo me. I giocatori sono ottimi ragazzi. Si vede che hanno perso sicurezza, si sono rovinate gli equilibri. E quando le cose non vanno bene si vedono le difficoltà mentali, si smette di giocare insieme. Il mio obiettivo è fare dello spogliatoio una fortezza, una squadra compatta nella speranza che rispondano subito.
Ci tengo molto per la società. Per me personalmente è una partita come tante altre fatte in carriera. Qualcuno dice che quando c'è un budget piccolo non c'è pressione, ma forse a inizio stagione non ora. Sono abituato, mi piacciono le sfide".
Ritrova Totè, già avuto a Pesaro
"Totè? Sono orgoglioso di quanto sia cresciuto con noi a Pesaro. Là è cominciato tutto, è diventato un giocatore serio lavorando tantissimo e conta prima di tutto la sua disponibilità. Lui e Caruso devono avere più fame. Hanno skills, possibilità enormi, possono correre, sanno giocare, hanno talento. Gli ho chiesto: "Quanti punti avete fatto da rimbalzo in attacco?". Si è un po' perso questo senso di canestri facili, per "lavoro duro e sporco". Serve fisicità e aggressività".
Mitrou-Long recuperato. Cosa manca alla squadra
"Mitrou-Long si è allenato bene. Sicuramente in questo momento è più indietro, ma come disponibilità e il resto è stato super. Come si gestisce la situazione? Parlando con i giocatori. Ci sono mille cose piccole per me. Ci sono giocatori che preferiscono partire titolari, altri dalla panchina. Queste cose ne ho già parlato con i giocatori, sono piccole cose che fanno la differenza. Ci vorrà tempo per trovare nuovi equilibri e un gioco adeguato. Non è solo il sistema di gioco, ma si parte dalla fiducia. Cosa manca a questa squadra? Prima di tutto, canestro facile: si fa con difesa e contropiede o da rimbalzo offensivo. Se si guarda solo agli schemi, l'avversario è preparato, si parte dalle basi. Connessione, buona difesa, correre. Come fatto a Trapani o Pesaro. Correre e provare a segnare canestri facili. Essere aggressivi a rimbalzo.".