ESCLUSIVA PB - Sassari, Devecchi: "L'orgoglio è sardo"

Lo intercettiamo durante una seduta di allenamento individuale e si dimostra, ancora una volta, capitano vero e simbolo di un’intera regione che lo ha adottato tanti anni fa.
29.05.2020 18:00 di Emiliano Latino   Vedi letture
Fonte: PIANETA BASKET
JACK DEVECCHI
JACK DEVECCHI

“Sono arrivato a Sassari che ero un ragazzino appena ventenne e con questa maglia sono cresciuto come giocatore, ma soprattutto come uomo”

Giacomo “Jack” Devecchi è arrivato in Sardegna appena ventenne e ha scelto l’isola come la sua casa: in maglia Dinamo Banco di Sardegna ha conquistato la promozione nella massima serie, due Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e il primo storico Scudetto della storia cestistica isolana. A inizio della scorsa stagione ha firmato un contratto che lo legherà fino al 2024 al club di via Nenni diventando il giocatore con il record di stagioni alla Dinamo, superando anche lo storico capitano Emanuele Rotondo. È il giocatore con il maggior numero di stagioni consecutive con la stessa maglia del campionato LBA: questa è stata la sua tredicesima annata a Sassari.

Lo intercettiamo durante una seduta di allenamento individuale e si dimostra, ancora una volta, capitano vero e simbolo di un’intera regione che lo ha adottato tanti anni fa.

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Da S.Angelo Lodigiano a Sassari c’è di mezzo il mare, sono passati 15 anni e possiamo dire che la Sardegna è diventata casa tua: quali sono i motivi di questa passione reciproca?

“Sono stato “rapito “dalla passione dei tifosi: proprio ieri, a cena con Miro Bilan, parlavamo di questo fenomeno che anche lui non ha riscontrato in nessun’altra piazza. Trasmettono voglia, energia e senso di appartenenza che sono entrate a far parte del mio dna, come uomo e come giocatore. I sassaresi e, i sardi in generale, sono orgogliosi della propria terra e non perdono mai occasione di farlo percepire a chiunque si avvicini da questa parti. Ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto, il progetto cresceva insieme a me, ma anche la componente fortuna ha fatto la differenza.”

Sei cresciuto con Sassari dalla promozione in A alla vittoria del campionato: qual è stato il segreto di questa crescita costante fino ai più alti livelli?

“Ambizione e voglia di non mollare mai anche nei momenti di difficoltà: come dicevi, c’è di mezzo il mare. Abbiamo dovuto far trasferte impegnative e viaggi lunghissimi che potevano diventare un problema. Tuttavia abbiamo sempre messo al primo posto l'obiettivo di fare le cose nel miglior modo possibile. Forse ci saremmo potuti sentire appagati dopo il triplete, invece sono arrivati altri trofei e in nessun modo avremmo abdicato così facilmente. Il Presidente Sardara ha trasmesso la sua ambizione attraverso progetti interessanti che coinvolgevano, non solo la squadra, ma anche tutta la piazza e la stabilità è stata un aspetto fondamentale che ci ha sempre tenuti al riparo dalla tempesta”

Quali sono le responsabilità che senti di più addosso indossando la fascia da capitano?

“Ho cercato di far capire che Sassari non era solo un trampolino di lancio ma un punto di arrivo per la carriera dei nuovi arrivati. Certamente per qualcuno è stato il passaggio verso nuove avventure con squadre più blasonate, ma tutti, con il passare del tempo, assorbivano l’atmosfera del grande club e capivano l'importanza di farne parte. Questa città è molto particolare, gli americani che arrivano dalle grandi città possono rimanere inizialmente spaesati, poi si rendono conto che è l’ambiente ideale per lavorare bene perché, anche dopo una sconfitta,  i tifosi ti accolgono in piazza senza rancore."

Il calcio a breve ricomincia la sua corsa, con il senno di poi, avresti preferito che continuasse anche la stagione cestistica?

“Sinceramente sono rimasto perplesso da questa decisione: lo sport ha senso quando c’è scambio di emozioni tra il pubblico e le squadre. Non può esistere una partita a porte chiuse, anche se capisco l’importanza del business che ovviamente indirizza le decisioni da prendere. Gli interessi sono molto alti, ma rimango convinto del connubio indivisibile tra tifosi-squadra.”

Quali obiettivi vi siete prefissati per la prossima stagione?

“Vorremmo ripartire da dove eravamo rimasti: stavamo facendo un buon percorso e ho ancora l’amaro in bocca per la finale persa contro Venezia. Avevamo voglia di ambire di rigiocare quella finale raggiungendo un traguardo importante. Prima la salute e poi il resto verrà da se e si potrà ripartire alla grande come sempre. Ho il contratto fino al 2024 e chiuderò qui la mia carriera; ringrazio la società che mi ha concesso questa grande possibilità perché non mi sarei mai più visto con un’altra canotta!”