Il basket femminile e la bellezza: le parole di una ex giocatrice

Le parole di Lia Valerio dovrebbero colpire al cuore chi ama davvero il basket femminile e dare una sveglia a chi dice solo di amarlo
27.01.2023 12:00 di Eduardo Lubrano Twitter:    vedi letture
Il basket femminile e la bellezza: le parole di una ex giocatrice

Non c’è bisogno di molto per presentare queste righe che state per leggere. Chi conosce l’autrice evidentemente non ne rimarrà sorpreso, Chi invece come il sottoscritto non la conosce di persona ma ne conosce la carriera di ex cestista, è stato piacevolmente invaso da uno struggente senso di amore verso la pallacanestro e quella femminile in particolare, che ha toccato corde che credevo non vibrassero più, abituato a fare il mestiere del giornalismo in un certo modo. Saper scrivere coniugando cuore e ragione è un’altra cosa. E Lia Valerio ci ha dimostrato come si fa. Il più bel manifesto per il nostro sport che si potesse pensare. 

Da “NUVOLE” Rubrica letteraria di Lia Rebecca Valerio:

Il basket femminile può colmare un disperato bisogno di bellezza

"A Bologna non si dimentica. Sembra uno striscione di tanti anni fa, uno brutto. Diceva a Bologna non si festeggia. Non è un bel ricordo da impiantare nella mente di un bambino e, per fortuna, non è quello il ricordo da andare a ripescare oggi. Oggi il ricordo che Bologna non si è dimenticata risale a meno tempo fa. Il palazzo è lo stesso di allora, le squadre anche. Virtus Bologna e Famila Schio al PalaDozza. Le circostanze sono diverse, ma siamo in gennaio ed è giusto così ed è giusto che Bologna ricordi ogni singolo minuto di quella finale scudetto del maggio scorso. 

La Virtus Bologna femminile, nuova a quel palcoscenico, si era arresa in Gara 4 a una Schio che suonava pallacanestro come Chopin suonava il pianoforte. E il PalaDozza quella sera se lo sarebbe meritato, un concerto di Chopin. Perché tremila persone per una finale di basket femminile sono una musica che non si sente più, non importa la sconfitta. Sconfitta che Bologna ha perdonato e oggi, alla quarta giornata di ritorno, il PalaDozza per la sua V nera è ritornato bellissimo. 

Bologna è andata a vedere una signora partita. Signora perché come tutte le signore vere è stata elegante e decisa. Sinuosa e potente. Capace di dolcezza e di furia, di nobiltà e di fango. Capace di giocare a pallacanestro. Perché queste due squadre sanno giocare. Non lo ha dimostrato per quaranta minuti Schio, che non ha ancora i tutti i meccanismi al loro posto. Lo ha dimostrato Bologna, che troppo spesso si dimentica quanto bella può essere. Oggi però ricorda. Ricorda tutto ed è stupenda. Movimento e blocchi. Tagli e passaggi. Disciplina e fantasia. Talento, durezza e retine.

E adesso ditelo, ditelo ancora che alla velocità a cui vanno le donne è tutto facile. Che coi maschi non si riescono a leggere le situazioni, che non c’è tempo e non c’è spazio. Dite che le donne vanno piano e il tempo ce l’hanno e chissà quale altra cosa tirerete fuori e avete ragione voi. Non del tutto, perché se il cervello si abitua a vedere le cose a una velocità superiore è solo questione di tempo prima che si abitui anche a farle, ma ora voglio credere che abbiate ragione voi. Il problema è che se ce l’avete davvero, state dicendo che nel basket maschile non c’è più speranza di vedere una lettura. Non c’è più speranza che sui blocchi si guardino i bloccanti, invece che i tiratori inseguiti da tutta difesa. E se è così, non c’è nemmeno speranza che il bloccante capisca di doversi infilare proprio lì, nel buco che c’è tra il proprio difensore e quello del tiratore. Non vedremo più un attaccante sul lato debole buttare un taglio nell’unico metro quadrato disponibile e nell’unico tempo possibile per punire un cambio a tre fatto bene. Le donne sanno punire un cambio a tre fatto bene, figurarsi uno fatto male. E pensare che gli uomini non siano in grado di punirne uno fatto male perché “sono troppo veloci”, mi fa credere che ci sia qualcosa che non funziona. Mi fa credere che nello sport femminile ci sia molta più bellezza di quella che le persone sono disposte ad andare a cercare.

Come se di bellezza questo sport non ne avesse un disperato bisogno.  Bellezza è il PalaDozza che abbraccia più di 2000 persone per una partita femminile in gennaio. Bellezza è una rivalità appena nata tra il classico e mai fuori moda arancione scledense e il gotico ed elegantissimo nero virtussino. Bellezza è un campo pieno di atlete che sanno giocare a pallacanestro. 

Non so cosa se ne debba fare il basket femminile di questa bellezza, ma deve farci qualcosa. Forse deve trovare qualcuno che sappia cosa farsene. Persone in grado di prendere per mano uno sport e dire ecco, Italia, lei è la pallacanestro femminile, una donna piuttosto distratta, ma elegante e splendida nella sua certezza di essere bellissima. Ha bisogno di essere vista, una donna così. E una partita così ha bisogno di essere mostrata a tutti gli occhi possibili. 

La pallacanestro femminile ha bisogno di qualcuno che sappia come fare questo lavoro. Ha bisogno di sentirsi bella, di tornare a casa, dove ad aspettarla ci sono persone innamorate pazze di lei. E forse l’onda che si chiama Bologna a casa la può riportare".