Chus Bueno su una possibile collaborazione tra NBA e EuroLega: «Sanno anche loro che sarebbe più facile»
Chus Bueno, nuovo CEO di Euroleague Basketball, ha definito il suo incarico un vero e proprio “lavoro di passione” in un momento tanto complesso quanto strategico per il futuro del basket europeo. Intervistato da Mundo Deportivo, il dirigente ha affrontato il tema dell’espansione della NBA in Europa, confermando l’apertura di una “data room” per presentare il progetto agli investitori e sottolineando la necessità di collaborazione tra le parti: “Ci sono due scenari. La NBA raccoglie i soldi, e sono 5 miliardi, come si legge sulla stampa, quello a cui aspirano. Sarebbe una grande notizia per il basket. Il basket europeo non ha mai avuto 5 miliardi da investire nel suo ecosistema. Poi dovremmo sederci con loro e dire: come possiamo massimizzare insieme questa opportunità? Dobbiamo essere ben posizionati per avere un dialogo corretto e farlo insieme”.
Bueno ha poi evidenziato come il vero rischio per il movimento non sia la competizione, ma la frammentazione del mercato, che riduce il valore complessivo del prodotto basket e rende più difficile attrarre grandi investimenti: “Penso che anche loro sappiano che è più facile farlo insieme. Uno dei problemi del basket è che non è stato monetizzato, ed è per questo che la NBA vede un’opportunità. L’ho già visto quando ero alla NBA. È stato tutto troppo frammentato. Quando frammenti il mercato, diluisci il valore e diventa molto più difficile monetizzare i tifosi perché sono divisi”. E ha aggiunto: “Se la NBA arriva e fa tutto da sola… noi crediamo che questo frammenterà ancora di più il mercato e dividerà ulteriormente il valore”.
Infine, il CEO dell’Eurolega ha indicato nella cooperazione e negli investimenti strutturali la chiave per la crescita futura, parlando sia dell’interesse dei fondi sia della necessità di modernizzare i club e stabilizzare il sistema: “Se raccolgono i fondi, la cosa più logica sarebbe una competizione congiunta. Avere due competizioni di alto livello dividerebbe il mercato e abbasserebbe il livello medio. Non aiuterebbe nessuno. La cosa migliore è farlo insieme, anche se comporta delle rinunce da entrambe le parti”. E ancora: “I fondi stanno entrando nello sport. Sono entrati in NBA e NFL, sono già entrati nel calcio. Il prossimo passo naturale in Europa è il basket. In un mese e quattro giorni in Eurolega abbiamo parlato con più di 25 fondi interessati a investire in noi, con o senza la NBA”.
Inoltre, sul tema infrastrutture e modello societario: “È uno degli aspetti che abbiamo identificato e presentato al Board, che ci ha dato il via libera. Vogliamo aiutare i club a finanziarsi e modernizzarsi. I più grandi possono farlo da soli, ma per altri questo aiuto può essere fondamentale. Abbiamo stimato un fabbisogno di circa 1 miliardo e in una settimana avevamo già quattro fondi pronti a investirlo” e “Il valore patrimoniale di un club dipende da ciò che fai. Una licenza dura dieci anni, ma cosa succede all’undicesimo? Se sei una franchigia, il valore del club è molto più alto rispetto a un semplice diritto di partecipazione. Le franchigie danno certezza e sicurezza agli investimenti nelle infrastrutture… avere un valore come franchigia aumenta molto la valutazione dell’azienda”.