Quelle comari di un paesino non brillano certo in iniziativa...

11.02.2019 08:50 di Umberto De Santis Twitter:    Vedi letture
Quelle comari di un paesino non brillano certo in iniziativa...

Legabasket sgomita, Legabasket cerca di affrancarsi dalla FIP. I proclami democristianamente corretti del presidente federale Petrucci come sempre dicono e non dicono nulla ma non è la prima volta che i contrasti assurgono al livello delle prime pagine della carta stampata - gente che non sa mai se sta parlando per l'interesse della pallacanestro o dell'editore che non vuol perdere gli investimenti pubblicitari. Anzi, già una volta quasi due anni fa, ed era il marzo 2016, la FIP stabilì di "risolvere la convenzione in essere con la Lega di Serie A, revocando le deleghe conferite, essendo venuti meno i presupposti". La querelle era sulla partecipazione all'EuroCup. Si scrisse che "C'è stata una violazione del dovere di osservare le disposizioni del Coni, della Fiba e della Fip". Repetita non iuvant!

Legabasket non è quello che vorrebbe essere. E' un luogo di incontro fra società concorrenti, che da sempre si accordano secondi propri particolari interessi. E' probabile che Cantù non avesse i requisiti nemmeno per iscriversi al campionato, la scorsa estate; ma i meccanismi di verifica autentica non sono mai stati approvati probabilmente per evitare che venissero applicati a tutti i bilanci e non solo a quelli di un avversario che oggi è diventato doppiamente scomodo.

Legabasket vorrebbe essere la società di servizi dei suoi associati. E vorrebbe potersi amministrare la giustizia da sola. Il board della NBA è ente autonomo rispetto alle franchigie - riguardo al quale hanno un rapporto di ubbidienza come Legabasket alla FIP. Quello di EuroLeague è indipendente dalle squadre come il caso Giannakopoulos ci ha ampiamente dimostrato, con il magnate greco costretto a leccarsi le ferite. E con una Legabasket che certamente non è un terzo indipendente dai suoi associati avere l'amministrazione della giustizia sportiva con queste regole ci porterebbe rapidamente a una notte di San Bartolomeo dalle ancora più incerte conseguenze.

Il cantautore è stato profetico: "Quelle comari di un paesino non brillano certo in iniziativa..." e così non lo è stata quella di negare alla Pallacanestro Cantù il beneficio che dall'interpretazione che la Corte d'Appello FIP aveva dato della regola le era stato concesso. "E quelle andarono dal Commissario e dissero senza parafrasare..." e infatti il ricorso della Reggiana - immotivabile visto che la lista N è compilata elettronicamente e non è possibile alterarla a mano - finisce nel campo della Giustizia. Quello che oggi capisce la gente è che la regola vigente sia quella di farsi le regole a proprio uso e consumo, il che è presupposto per la morte di questo sport in Italia.

Ubi maior minor cessat. I tempi dei proclami sono finiti. le gerarchie esistono e vanno rispettate, che è cosa ben diversa dal prendere cappello e sputtanarsi a vicenda. Perché le cose si possono cambiare. Occorre decidere anche con scelte coraggiose che possono scontentare qualcuno (o molti): come si formano i giovani, come si fa reclutamento, come si strutturano economicamente le società, se l'Olimpia abbandona l'Italia o meno. Si è capito che il pollo con il portafoglio a fisarmonica aperto non esiste più e che l'epoca degli avventurieri in stile pallonaro è finita per consunzione del movimento. Il resto è soltanto una parabola che scivola sotto il piano dell'ascissa.