Ettore Messina: il rapporto con i giocatori e le critiche

28.05.2026 14:20 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Ettore Messina: il rapporto con i giocatori e le critiche
© foto di Degaspari/Ciamillo

In una lunga intervista rilasciata a “Basketball&Conversations”, il format che vede Andrea Bargnani, LBA Executive Advisor e leggenda della pallacanestro italiana, Ettore Messina ha parlato del suo modo di intendere il ruolo dell’allenatore, del rapporto con i giocatori e delle critiche ricevute nel corso della carriera, Il presidente delle basketball operations di Olimpia Milano ha riflettuto sull’importanza del tempo, oggi ridotto, trascorso in palestra con la squadra, della competitività e della comunicazione nello sport ad alto livello, soffermandosi anche sull’impatto umano delle critiche personali.

Diversi modi di allenare
"Il tempo è una cosa fondamentale, ti permette di curare i dettagli se sei uno che pensa che siano importanti come dovrebbero essere. Ognuno di noi deve migliorare per riuscire ad arrivare agli obiettivi con un tempo più ridotto. Sul tema degli allenatori, va di moda fare lo stereotipo e dire: ci sono gli allenatori duri, cattivi, e quelli che vanno bene perché sono amici dei giocatori. Alla fine è la competizione che ti trasmette un determinato tipo di richieste. E qualsiasi tipo di allenatore, se ti vuole allenare bene, che sia più portato a un rapporto di avvicinanza, o che tenga più distanza pensando di non interferire nella vita di un giocatore, alla fine cerca di farti presente quello che è meglio che tu faccia se vuoi essere competitivo a un certo livello. L'allenatore te lo può dire con più calma, altre volte con più aggressività. Ma te lo deve dire, se ti vuole bene. Non è che se tu non dici le cose per non avere scontri o momenti di tensione aiuti chi sta giocando. Quando vai in campo, poi, ad esempio in una partita playoff, ti accorgi subito che il livello è molto alto e se non sei stato preparato ti senti abbastanza nullo di fronte a quelli che arrivano".

Il suo modo di vivere il basket, che non è un attacco personale ai giocatori
"Devo molto a persone come te e altri, molti dei quali ho avuto a Milano, che mi hanno aiutato a farmi capire anche da quelli che avevano più difficoltà a capire che ero più contrariato perché non riuscivo io a fare le cose o a far fare le cose come secondo me bisognava fare, che non altri motivi. Avevo o ho tuttora una memoria abbastanza breve dell'odio sportivo, di quello che dovrebbe fare".

Le critiche pesanti ricevute dopo l'intervista con Buffa a Sky
"La colpa è di tutti quelli bravi come te che ho allenato, con cui ho vinto un sacco di cose, e probabilmente la gente pensa che per questo motivo alla fine ti sei messo una corazza e tutto rimbalza. Non è così. Anzi. Sei il primo che si crea aspettative su se stesso. E nel momento in cui lo fai, e le cose non vanno come vorresti, una parte delle persone ti vengono addosso, la corazza finta non esiste e come ci sei stato male tu, ci sono stato male io e tutti quanti. Poi un giorno arriverà il momento in cui renderanno l'anonimato impossibile, e a quel punto uno ci pensa prima di fare determinate cose".

Iacopo  De Santis
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Editore di Pianeta Basket, 26 anni. Sempre connesso con il mondo della palla a spicchi con focus su notizie e analisi.