La pessima scelta che fecero i Mavericks con Brunson e i Knicks
Prima che Jalen Brunson diventasse il leader dei Knicks, New York e Dallas avevano imbastito trattative intense per una possibile trade. Secondo quanto riportato, i Mavericks avevano aperto un dialogo concreto prima della deadline del 2022, ma le discussioni si erano arenate quando i Knicks si erano rifiutati di includere scelte al primo giro nel pacchetto proposto. Dallas, che in precedenza non aveva offerto a Brunson un’estensione quadriennale da 55 milioni di dollari, aveva spinto per un accordo che comprendesse giovani come Immanuel Quickley e Quentin Grimes insieme a compensazioni future in termini di draft.
New York, però, era rimasta irremovibile nel proteggere le proprie scelte, una posizione che aveva fatto naufragare ogni possibilità di scambio Solo pochi mesi più tardi, la dirigenza gialloblù avrebbe liberato lo spazio salariale necessario per firmare Brunson come free agent, mentre Dallas lo avrebbe perso senza ottenere nulla in cambio.
Da quel momento, il percorso del playmaker ha cambiato radicalmente il destino dei Knicks. Brunson è diventato un tre volte All‑NBA e ha guidato la franchigia alla prima apparizione alle Finals dal 1999, trasformandosi nel perno del progetto tecnico e nella stella che New York inseguiva da anni. Le scelte che la società aveva rifiutato di cedere in quella trattativa sono poi state utilizzate per costruire un roster più profondo e competitivo, portando in squadra giocatori come Josh Hart, Mikal Bridges e Karl‑Anthony Towns.
La storia tra Brunson, Dallas e i Knicks si è così trasformata in un esempio emblematico di come una decisione di mercato possa ridefinire il futuro di una franchigia. Per New York, la fermezza nel proteggere il proprio capitale di draft e la fiducia nel valore del giocatore hanno aperto la strada a un ritorno ai vertici della NBA. Per Dallas, invece, quella mancata estensione e la successiva perdita a zero rappresentano una delle sliding doors più discusse degli ultimi anni.