Wolves–Nuggets, missione fermare Jokic: Randle scherza, ma la sfida è serissima
Julius Randle ha fatto la battuta spiritosa: «Forse dovremo chiamare Dio, farci una chiacchierata e chiedergli un paio di favori». Dietro il sorriso, il messaggio è chiaro: fermare Nikola Jokic nel primo turno contro Denver sarà un’impresa. La difesa sul serbo è uno dei temi centrali della serie, con i Nuggets favoriti e un precedente fresco nella memoria: nel 2024 i Wolves eliminarono Denver in Gara‑7. Allora toccò a Karl‑Anthony Towns occuparsi del “Joker”, mentre Rudy Gobert restava pronto a intervenire in aiuto. Lo schema potrebbe ripetersi, ma con Randle al posto di KAT.
Gobert: “Diretto o in aiuto? Funziona tutto, basta rallentarlo”.
Il francese non fa drammi sul tipo di marcatura: «Entrambe le opzioni vanno bene. Faccio quello che serve. Anche quando lo mollo, in realtà sono sempre lì (ride). L’obiettivo è rallentarlo il più possibile. Ma non si tratta solo di lui: dobbiamo limitare i Nuggets come squadra». Jokic, dal canto suo, riconosce che Gobert gli crea problemi: «Ti costringe a lavorare su ogni tiro, sia spalle a canestro che in catch‑and‑shoot. È grande, forte, presente. Ti cambia le conclusioni in mille modi. Sarà una sfida».
Finch non scopre le carte.
Il coach dei Wolves, Chris Finch, resta volutamente vago: «Abbiamo diversi modi per difendere su di lui. Alcuni più evidenti, altri più sottili. Jokic lo ha capito negli anni, anche in base ai profili che mettiamo in campo». Minnesota potrebbe anche imitare OKC, che aveva mandato un “piccolo” come Alex Caruso sul serbo. Con Donte DiVincenzo, Kyle Anderson, Ayo Dosunmu o persino Anthony Edwards, le alternative non mancano.
Se raddoppi Jokic e Murray, gli altri devono punire.
Con tanta attenzione su Jokic e Jamal Murray, gli altri Nuggets dovranno essere pronti a colpire. Tema ricorrente in stagione, soprattutto per Cam Johnson e Christian Braun. David Adelman ha spiegato bene il concetto: «È difficile mandare un terzo difensore sui nostri due migliori giocatori. E quando Aaron Gordon tira da fuori, diventa un problema. La sua presenza vicino al ferro fissa un difensore, e questo libera un tiratore. Hardaway Jr. allarga il campo in modo incredibile. È per questo che la nostra attacco è stato storicamente devastante». I numeri lo confermano: 121.1 punti su 100 possessi, una delle migliori efficienze offensive degli ultimi anni.
Jokic: “Li conosciamo bene, ma nulla è come l’anno scorso”. Il serbo, miglior passatore NBA e ottavo miglior realizzatore, mantiene la sua calma proverbiale: «È la settima volta che li affrontiamo. Ma non c’entra nulla con l’anno scorso. Le squadre sono diverse, i giocatori sono migliorati. La chiave sarà imporre il ritmo e non lasciarli prendere l’iniziativa». Un dettaglio non irrilevante: il suo massimo stagionale, 56 punti, è arrivato proprio contro Minnesota.