Curry tiene vivi i Warriors: rimonta sui Clippers e sfida a Phoenix nel play-in

NBA, Play-in – Golden State Warriors vs Los Angeles Clippers 126-121
Curry tiene vivi i Warriors: rimonta sui Clippers e sfida a Phoenix nel play-in
© foto di nba.com

La partita nasce subito in salita per Golden State, con i Clippers che aprono la serata con un 12-2 e chiudono il primo quarto avanti 31-22, mentre i Warriors faticano a trovare ritmo e precisione anche dalla lunetta, sbagliando sette dei primi quattordici tiri liberi e regalando inerzia agli avversari.
Steph Curry, ancora in fase di recupero dopo il problema al ginocchio che lo ha tenuto fuori per 27 gare, parte male dal campo con un 2/9 iniziale sotto la pressione costante di Derrick Jones Jr., ma la gara resta comunque viva grazie a qualche lampo isolato e a una difesa che, pur concedendo troppo, evita la fuga definitiva dei padroni di casa fino all’intervallo sul 61-52 per i Clippers.
Nel terzo quarto arriva la prima vera scossa, perché Curry finalmente si libera delle marcature e costruisce una sequenza che cambia il tono della sfida: un floater, una penetrazione al ferro, un gioco da quattro punti con fallo subito e una serie di canestri che lo portano a 16 punti nel solo periodo, con in mezzo anche un assist per Gary Payton II, mentre il pubblico dell'Intuit Dome si schiera apertamente per gli ospiti e accompagna ogni conclusione con cori che ricordano le notti migliori dei Warriors.

I Clippers però rispondono a ogni parziale e chiudono comunque avanti 89-83 alla terza sirena, confermando una tendenza fatta di strappi e contro-strappi che prosegue anche in avvio di quarto periodo, quando Curry rientra a 9:27 dalla fine e infila subito una tripla, prima di servire Kristaps Porzingis per un canestro pesante dall’arco che riporta Golden State a un solo possesso di distanza sul 100-97 e tiene ancora in equilibrio un dentro o fuori che sembra non voler scegliere un padrone. Darius Garland prova a spezzare l’inerzia con una tripla in fadeaway e un floater con fallo che alimentano un parziale di 8-2 per i Clippers, mentre dall’altra parte i Warriors continuano a complicarsi la vita con le palle perse, arrivando a quota 20 complessive in una gara che sulla carta avrebbe richiesto ben altra pulizia per essere portata a casa, ma che resta aperta grazie al talento di Curry. In questo contesto si inserisce anche la prova di Al Horford, condizionato da problemi fisici per tutta la stagione ma presente nel momento chiave come valvola di sfogo sul perimetro, con 14 punti complessivi e una raffica di triple nell’ultimo quarto che contribuisce a costruire il sorpasso sul 117-115 a due minuti dalla sirena, mentre Kawhi Leonard si ferma a 19 punti e non riesce a trovare l’azione che cambi il finale della sfida.

Gli ultimi istanti condensano l’intera narrativa della serata, perché a 50,0" dalla fine, con il punteggio in parità, Curry si ritrova addosso due difensori e, in equilibrio precario, si alza per una tripla in fadeaway che trova solo il fondo della retina, scatenando l’urlo e la carica del numero 30 verso un pubblico che continua a tifare per lui nonostante il fattore campo sia dei Clippers. Sulla rimessa successiva arriva il flash di Draymond Green, che legge la linea di passaggio, forza la palla persa e innesca la transizione chiusa dal canestro con fallo di Brandin Podziemski per il +6 a 46,0" dalla sirena, un’azione che di fatto spegne le speranze dei padroni di casa e certifica il 126-121 finale in favore di Golden State dopo una gara in cui i Warriors erano stati sotto più volte in doppia cifra ma non avevano mai smesso di inseguire.
Boxscore: 23 Mathurin, 21 Leonard e Garland, 17 Lopez, 13 Jones, 11 Collins, 7p+10as Dunn per i Clippers; 35 Curry, 20 Santos e Porzingis, 17 Podziemski, 14 Horford per i Warriors.

Il quadro complessivo racconta di una squadra tutt’altro che perfetta, con troppe disattenzioni e un avvio segnato dal timeout di Steve Kerr dopo il jumper indisturbato dalla media di Garland, ma anche di un gruppo che, quando può appoggiarsi a una versione vintage di Curry, trova sempre il modo di restare agganciato alla partita e di colmare i propri limiti con talento e esperienza. Il play-in regala così a Golden State una nuova trasferta, perché il prossimo passo sarà la gara di venerdì sul campo dei Phoenix Suns, in programma alle 19 locali e già segnata in calendario come un altro dentro o fuori che deciderà chi potrà affrontare Oklahoma City in una serie al meglio delle sette, con i Warriors che arrivano all’appuntamento consapevoli di non potersi permettere un’altra serata da 20 palle perse ma forti della sensazione che, finché avranno Curry in campo, ogni scenario resterà aperto fino all’ultimo possesso. Per i Clippers resta invece il rammarico di aver guidato a lungo nel punteggio senza riuscire a chiudere i conti quando la partita sembrava indirizzata, con le risposte trovate a ogni parziale dei Warriors fino al quarto periodo ma senza l’ultimo colpo per spegnere la rimonta.

Redazione Pianetabasket.com
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