Contro Knicks a corto di energie e uomini gli Hawks espugnano il Garden
Ci sono sere in cui il conto delle assenze pesa quanto e più del piano partita, e per i Knicks questa contro Atlanta è stata una di quelle. Senza Mitchell Robinson a presidiare l’area, Karl-Anthony Towns come riferimento offensivo aggiuntivo, Josh Hart per energia e rimbalzi e Landry Shamet come spalla sul perimetro, New York è apparsa fin da subito più corta, meno intensa e costretta a inseguire una versione degli Hawks tutt’altro che remissiva. La squadra di Quin Snyder imposta da subito il tono fisico della gara: Dyson Daniels e compagni si incollano letteralmente a Jalen Brunson, lo tolgono dai suoi comfort spot e lo costringono a una serata in salita, mentre dietro al trio Nickeil Alexander-Walker – Jalen Johnson – Onyeka Okongwu il resto del gruppo porta mattoni preziosi. Il primo quarto resta comunque equilibrato (30-33), ma è solo il preludio alla spallata che Atlanta prepara per spezzare il ritmo del Garden.
È a cavallo dell’intervallo che gli Hawks costruiscono il loro vantaggio. Prima della pausa arriva il primo strappo vero: un 13-2 che nasce da ogni minima distrazione dei Knicks, puntualmente punita da Vit Krejci e dallo stesso Alexander-Walker sul perimetro, finché il tabellone non recita 47-60 e il Madison Square Garden comincia a irrigidirsi. La sensazione è quella di una New York sempre un mezzo passo indietro, costretta a spendere energie enormi solo per restare agganciata. Al rientro dagli spogliatoi, poi, la partita sembra scivolare via definitivamente: in grande difficoltà in attacco, con possessi lenti e poco fluidi, i Knicks affondano mentre le offensive di Atlanta e l’esplosione dall’arco di NAW – per due volte – Krejci e Zaccharie Risacher fanno schizzare il divario fino al +26 (68-94). New York prova un primo rientro, ma appena sembra poter rimettere la testa fuori, due siluri consecutivi di Luke Kennard dall’arco ristabiliscono le distanze sul 81-100 e gelano di nuovo l’atmosfera.
Il secondo tentativo di rimonta, però, stavolta è quello giusto per rendere il finale almeno vibrante. Gli uomini di Mike Brown si aggrappano all’orgoglio e, possesso dopo possesso, risalgono sotto la doppia cifra di svantaggio con ancora più di un minuto sul cronometro: Brunson, finalmente, ritrova un filo di ritmo, mentre Mikal Bridges si accende sul perimetro con due triple pesantissime che risvegliano il pubblico e riportano vita nel Garden sul 99-108.
L’inerzia sembra sul punto di ribaltarsi, ma proprio nel momento in cui la partita potrebbe girare, emerge ancora una volta la durezza mentale di Atlanta: Onyeka Okongwu si getta su un pallone vagante e ruba un possesso cruciale proprio a Brunson, spezzando la rincorsa dei Knicks. Sul ribaltamento di fronte, chiude il discorso con un ultimo canestro vicino al ferro che fissa il 99-111 e mette il sigillo su una vittoria meno tranquilla del previsto ma pesantissima, arrivata sul parquet della squadra che fin qui vantava il secondo miglior record interno della lega, dietro solo al Thunder.