Cavs, brivido contro Denver decimata: serve la zampata finale di Garland
Le linee guida di questa partita sono chiare fin dai primi minuti, ma il finale racconta tutt’altra storia. Cleveland domina come da pronostico a rimbalzo, sulla carta dovrebbe mettere in ghiaccio in fretta una Denver decimata e priva di quattro titolari, e invece si ritrova costretta a giocarsi tutto negli ultimi possessi. Jamal Murray, praticamente da solo, tiene in piedi l’attacco dei Nuggets con una di quelle serate in cui sembra non sbagliare mai: 16 punti già nel primo quarto, 28 all’intervallo, presenza costante in ogni tentativo di rientro. I Cavs partono bene (28-24), ma ogni volta che provano a prendere un minimo margine, ecco che arrivano le palle perse: errori gratuiti che ridanno ossigeno alla squadra del Colorado. Quando Cleveland accenna a scappare, Denver risponde con un 9-2 che ribalta inerzia e punteggio, confermando la sensazione: finché Murray è in campo, la partita resta pericolosamente aperta sul 62-59 con cui si chiude il primo tempo.
Il copione diventa ancora più complicato per gli uomini di Kenny Atkinson al rientro dagli spogliatoi. Donovan Mitchell e compagni rientrano molli, sbagliano letture, forzano tiri e lasciano campo aperto alla fiducia dei Nuggets, che iniziano finalmente a vedere il canestro anche dalla lunga distanza.
Il parziale di 17-3 incassato a cavallo dell’avvio di terzo quarto è una doccia gelata per il pubblico di casa e una spinta enorme per i campioni NBA 2023, che nonostante le assenze prendono saldamente il comando della sfida. Mitchell, pur provando a caricarsi l’attacco sulle spalle, sembra troppo solo, mentre Denver gioca con la leggerezza di chi non ha nulla da perdere. Il tabellone si rovescia, i Nuggets entrano nell’ultimo quarto avanti 97-88 e l’aria del colpaccio comincia a farsi pesante: l’impresa di una squadra senza quattro titolari è improvvisamente a portata di mano, con Cleveland che dà l’impressione di essere più nervosa che padrona della situazione.
Proprio quando la serata sembra scivolare verso la figuraccia, i Cavaliers trovano finalmente l’orgoglio che ci si aspettava fin dall’inizio. L’ultimo periodo si apre con un 9-0 che rianima il palazzetto e rimette pressione su Denver, mentre dall’altra parte Peyton Watson, spesso lasciato colpevolmente libero sul perimetro, spreca a ripetizione tiri aperti che avrebbero potuto chiudere la questione. Su quel filo sottile tra rimonta e beffa, è Darius Garland a prendersi la scena: trova ritmo, punisce la difesa dei Nuggets con una tripla pesantissima che vale il sorpasso e, di fatto, indirizza una vittoria più sofferta che scintillante. Mitchell resta troppo spesso isolato nel tentativo di trascinare i suoi, ma l’accoppiata tra il crollo di percentuali di Denver e la maggiore lucidità di Cleveland negli ultimi possessi fa la differenza. Alla sirena è 113-108 Cavs, un successo “di misura e senza gloria”, che lascia più interrogativi che certezze ma evita almeno una sconfitta che, contro una Denver così decimata eppure mai doma, avrebbe fatto davvero rumore.