Poz: «Beck? Talento pazzesco basta dargli la palla...»
"Con ROMEL BECK bisogna fare una cosa sola: dargli la palla, ci pensa lui". Parola di uno che lo conosce bene: accanto al messicano della Trenkwalder, Gianmarco Pozzecco ha trascorso gli ultimi mesi della sua avventura fra i canestri, due anni fa a Capo d’Orlando. In quella che per il Poz si è rivelata una lunga passerella in giro per l’Italia: a raccogliere applausi (per sé) e vittorie (per la sorprendente squadra sicula). Dici Beck e Pozzecco si illumina: pur arrivato all’ultimo momento (in febbraio, il giorno di San Valentino, per rimpiazzare Diener passato a Siena), il messicano fece in tempo a lasciare il segno sulla stagione di Capo d’Orlando. A sua volta indimenticabile per il club isolano: vuoi perché raggiunse il miglior piazzamento della sua storia (6° posto, final eight di coppa Italia e playoff), vuoi perché subito dopo fu inghiottito dalle irregolarità burocratiche. Per questo oggi Pozzecco, che a 38 anni deve decidere cosa fare da grande dopo aver terminato il master alla Bocconi per manager sportivi, saluta con piacere il ritorno in Italia dell’ex compagno.
Pozzecco, che giocatore è Beck? "Uno col quale per certi versi è impossibile stare in campo, per altri troppo facile". Perché? "Ha un talento pazzesco, fa da solo. Ricordo quando abbiamo battuto la Fortitudo a Capo d’Orlando: negli ultimi cinque minuti abbiamo dato sempre la palla a lui. E abbiamo vinto (con 21 punti di Beck, 6 su 10 da due, 2 su 5 nelle triple, 3 su 4 ai liberi e 5 rimbalzi in 37’, ndr)". E’ uno fuori dagli schemi, per intenderci… "A dire il vero, penso che gli schemi non li impari nemmeno. Anche se in materia non posso esprimermi: non è che quell’anno a Capo d’Orlando di giochi ne avessimo tanti…". Che personaggio è Beck? "Super: bravissimo ragazzo, di una timidezza rara. Un po’ strano, se vogliamo. Vive nel suo mondo. Credo di non averlo mai visto girare senza le cuffie per la musica in testa". Un episodio curioso? "Restando in tema. Un giorno vado a casa sua per parlargli. Viene ad aprirmi la porta e ha le cuffie in testa. Penso sia da solo, invece è con la moglie. Ho realizzato che per parlargli forse avrei dovuto mettere le cuffie anch’io". Eppure in campo… "Date un’occhiata alle statistiche di quell’anno e ve ne rendete conto da soli. Non ha fatto fatica a trovarsi bene con noi, anche se devo dire che in quel contesto surreale anche il mostro di Firenze sarebbe diventato in fretta un compagnone". Due anni dopo, riecco Beck, uomo di punta della Trenkwalder. Cosa ne pensa, Poz? "Ottima scelta, da entrambe le parti. In una città come la vostra si troverà bene, voi vi troverete bene con uno come lui. Basta dargli la palla…".