NBA - Cina-USA diventa una guerra personale di Trump contro Steve Kerr

12.10.2019 11:10 di Redazione Pianetabasket.com   Vedi letture
NBA - Cina-USA diventa una guerra personale di Trump contro Steve Kerr

Spalleggiato dai mass-media che prendono soldi dalle industrie degli armamenti, Donald Trump sta facendo la sua campagna anti-NBA sparando a raffica, si può dire verbalmente, su Steve Kerr, dopo averlo definito "bambino piagnucolante" per non aver voluto rispondere a una domanda impegnativa sull'affare Morey-Cina e "anti-americano" per le sue note posizioni politiche (condivise da quasi l'intera NBA) contro l'attuale presidente degli Stati Uniti. Per chi volesse approfondire qui.

Nell'ultima conferenza stampa, Kerr ha paragonato le violazioni dei diritti umani nella Cina comunista al possesso di un AR-15 e alla realizzazione di una eccidio di massa, come sempre più frequentemente sta succedendo negli USA dove peraltro l'Amministrazione non rende conto di tutte le volte che le forze dell'ordine riescono a sventare questi eventi prima che accadano. altrimenti il fenomeno avrebbe dimensioni ancora più enormi: "Come ho già spiegato ieri, parlo ed espongo la mia opinione soltanto sulle questioni in cui mi sento a mio agio. Gli argomenti che padroneggio al meglio. Ho spesso detto la mia rispetto al controllo da applicare sulla vendita delle armi ad esempio, una delle cose che mi stanno più a cuore."

Abbiamo già spiegato che secondo noi il problema di perdere i soldi delle sponsorizzazioni da parte della NBA è molto sentito ma che le perdite commerciali per le aziende cinesi sono molto più grandi, così come la reputazione internazionale del paese dove la classe dirigente rivela il suo profilo dittatoriale almeno secondo gli standard delle democrazie occidentali. E della conseguente marcia indietro che sta consigliando di fare il governo cinese senza che il presidente USA agisca a protezione di una società del suo paese all'estero.

Concentrandosi sull'affaire Trump-Kerr, l'allenatore dei Warriors è andato ancora più in là.

Circo. Sono rimasto profondamente sorpreso (dall'uscita di Trump, ndr) ma soltanto perché sono stato coinvolto in prima persona. Poi ti fermi a pensare e ti rendi conto che in realtà succede ogni giorno. È soltanto l’ultimo episodio di una lunga serie. Ieri ero soltanto il suo ennesimo bersaglio, ce n’è un altro oggi e ne troverà uno nuovo domani. Così il circo può andare avanti: è strano, ma è ciò che sta accadendo.

C'è presidente e presidente. Ho riflettuto anche sulle diverse visite che ho fatto alla Casa Bianca nella mia vita. Ho vissuto da privilegiato, lo so, e ho conosciuto personalmente gli ultimi cinque presidenti USA prima di Trump. La prima volta è stato nel 1984, c’era Ronald Reagan a Washington. Lui invitò me e mia madre sei mesi dopo l’attacco terroristico che aveva ucciso mio padre Malcolm. Reagan e il vice presidente George H. W. Bush ci fecero accomodare nello Studio Ovale, parlando per mezz’ora con noi e ringraziandoci per il servizio reso alla nazione da mio padre. Grati per l’impegno dimostrato nel promuovere i valori americani e la pace nel Medio Oriente . Di fronte a questo, l’unica cosa che ho potuto constatare è il contrasto rispetto a quello che accadeva 35 anni fa. All’epoca non c’era pregiudizio rispetto alle opinioni politiche dell’interlocutore. La questione era: tu sei americano, lavori per lo Stato e questo merita dignità e rispetto. Sia da parte delle persone che al di fuori che soprattutto da quelle dentro le istituzioni. È molto triste constatare come le cose siano andate allo sfascio.

Libertà. Siamo fortunati a vivere in un posto in cui è permesso parlare liberamente e io continuerò a esercitare questo mio diritto. Ma la libertà sta anche nel restare in silenzio quando non ci si sente a proprio agio con un argomento.

Dignità. Mi rendo conto però che i buoi sono scappati dalla stalla ormai da molto tempo. A livello personale questa esperienza mi ha fatto capire quanto siamo arrivati in basso. La mia speranza è che in futuro si possano trovare delle figure in entrambi gli schieramenti politici in grado di unificare e restituire un po’ di dignità alla figura che occupa lo Studio Ovale. Spero che le cose prendano questa direzione.