Riflessione del giorno dopo sul Femminile: che vogliamo fare?

L'uscita dall'Europeo così brutale ed inaspettata impone una immediata riflessione ma ancor più una immediata rivoluzione del settore. Oggi però non domani
23.06.2021 12:00 di Eduardo Lubrano Twitter:    vedi letture
Riflessione del giorno dopo sul Femminile: che vogliamo fare?

Troppe parole pochi fatti, dice un mio caro amico, appassionato ed allenatore di una squadra giovanile di basket. Lo guardo senza parlare aspettando che vada avanti. E lui, secco :”Ma come ti ho detto troppe parole pochi fatti e ti aspetti che sia io a parlare? Sai benissimo come la penso. Dalla Nazionale alle ragazze che alleno io, bisogna scuotere a testa in giù il Femminile e non ti dico nemmeno movimento perché secondo me non c’è più, e iniziare a fare qualcosa”.

Saluto Massimiliano e mi metto a pensare alla disfatta di Valencia con la Svezia…Mi vengono in mente le cose irripetibili che ho urlato dalla disperazione durante la part…l’esibizione delle svedesi e cerco di sintetizzare i concetti che ritengo necessari, dando credibilità a quello che mi ha appena suggerito il mio amico coach.

Uno.Credibilità per esempio. Come fa un movimento a costruirsela? Partendo da fatti concreti. Uno: le ragazze che giocano a pallacanestro nel Bel Paese sono poche. Quelle che giocano e che sono di interesse Nazionale, giocano poco nelle poche squadre di livello perché o sono chiuse dalle straniere o dalle giocatrici più esperte. In sostanza le giovani giocano poco. E spesso, troppo spesso per scelta, loro o dei loro procuratori che pur di guadagnare e far guadagnare le loro assistite, fanno il bene del portafoglio di queste ultime ma non delle atlete. Tanto che alcune di loro scelgono, e per fortuna sempre più spesso di andare all’estero dove l’assunzione di responsabilità è diversa: giochi da straniera dunque ci si aspetta che tu faccia se non la differenza, almeno che quando sei in campo la tua presenza sia significativa anche nei momenti importanti.

Due: le nostre giocatrici non sono di livello internazionale. Per me è la conseguenza di quanto appena esposto. Se il blocco della Nazionale è fatto da giocatrici che durante l’anno in campionato giocano si e no tre o quattro partite vere, come si cresce? Se solo due squadre giocano le Coppe europee – dove nel quintetto possono esserci anche quattro non italiane - come ci si aspetta che le giocatrici italiane facciano esperienza internazionale? Nessun paragone con nessun altro Paese o Nazionale, non è questo l’importante. Dobbiamo concentrarci su di noi e casomai dagli altri prendere solo le cose buone.

Tre: la conseguenza dei punti uno e due è che i campionati vanno ribaltati. Non rivoluzionati, di più, ribaltati, scossi come dice il mio amico coach Massimiliano. Serie A1 a 12 squadre; salary cap o comunque un sistema per cui le più forti non possano andare solo e soltanto in una o due squadre; ragionamento sulle straniere in campo durante i 40 minuti. La A2? A 22 squadre, due gironi da 11, una straniera. Un sistema anche per risparmiare su trasferte ed ingaggi in un momento nel quale l’imperativo categorico è investire nel reclutamento e dunque nei settori giovanili. Facendo attenzione e qui mi faccio forte dell’esperienza di alcuni allenatori di giovanili con cui ho parlato, non solo al fisico delle ragazze (è alta gioca sotto) ma alle loro attitudini tecniche, mentali, atletiche, funzionali ad un gruppo anche in vista della loro crescita. Se veramente vogliamo tutti trasformare questa debaclè europea in una opportunità per cominciare a fare le cose per bene, bisogna che tutti, tutti, tutti, inizino a lavorare per il bene comune. Compresi i dirigenti, da quelli locali a quelli nazionali. E’ finito il tempo delle poltrone sulle quali tenere il sedere ad ogni costo: questo è il risultato di tanti anni di ignavia verso un settore oggi sì, davvero in crisi.

Quattro: la questione mentale di chi gioca con la Nazionale. Tutto quanto scritto finora non può e non deve costituire un alibi. Vero che se non hai l’esperienza non puoi riconoscere certe situazioni, non puoi leggere certe azioni in campo. E quindi non puoi reagire perché solo giocando spesso, molto spesso partite dentro/fuori, quelle nelle quali conta anche come scendi dal letto la mattina della partita, acquisisci quello che ti serve per reagire. Ma è anche vero che le nostre proprio bambine non sono. Proprio alle prime armi no. Ed allora ecco che entra in ballo anche coach Lardo che nei time out che abbiamo sentito è sembrato essere spesso un po' morbido rispetto alla gravità della situazione in campo. Una sola volta, con la Grecia ha alzato la voce chiedendo alle ragazze “Piegate il culo e difendete!”. Non che un allenatore debba urlare e dar fuori di matto per carità, oltre tutto se non è nel suo carattere guai a chiedergli una cosa che non gli appartiene. Però qualcosa al di sopra della normalità forse sarebbe servita anche da lui. Merita una seconda chance? Ci mancherebbe: è arrivato l’estate in corsa, in piena stagione pandemica, alla prima esperienza con le donne, ha giocato poche partite ed ha fatto ancor meno raduni. Certo che deve imparare. Anche perché questa Nazionale non può cambiare allenatore ogni due anni sperando che qualcuno abbia la bacchetta magica.

E se poi si vorrà mandar via Lardo comunque seguendo la cattiva abitudine, allora almeno che si prenda un allenatore che è già immerso nel mondo femminile. Un nome? Cinzia Zanotti.

Il livello è questo, facciamocene una ragione e lavoriamoci tutti per migliorare. Un giocatore una volta mi ha detto :”Con i bravi ragazzi ci vado a cena fuori. Con i figli di buona donna ci vinco gli scudetti…”. Ero d’accordo con lui e lo sono anche adesso. Le nostre sono brave ragazze e non vogliamo trasformarle. Ma farle diventare più “cattive” in campo sì.