LBF - Come eravamo: dalla culla al tetto d'Europa, 30 anni fa la Coppa dei Campioni di Priolo

29.03.2020 13:49 di Martino Parise Twitter:    Vedi letture
Fonte: Lega Basket Femminile
LBF - Come eravamo: dalla culla al tetto d'Europa, 30 anni fa la Coppa dei Campioni di Priolo

1990, Wind of Change. La canzone degli Scorpions del novembre di quell’anno, è sottofondo ideale per il clima mondiale all’inizio dei ruggenti anni ’90: il Muro di Berlino è da poco caduto, mentre l’URSS accelera la sua disgregazione. L’Europa della “cortina di ferro” muta sempre più rapidamente. Vento del cambiamento, che nel suo piccolo travolge anche lo sport italiano con l’esplosione del Meridione: nel calcio è l’epopea del Napoli, che festeggia nel 1990 suo secondo scudetto con la firma di un certo Diego Armando Maradona; nel basket inizia quell’anno la cavalcata che porterà la Juvecaserta al titolo nel 1991. La femminile, come al solito, si è mossa prima, e ha voluto esagerare: nel 1989 Priolo ha portato il primo scudetto in Sicilia, e non è ancora finita qui.

Infatti, nell’anno delle “Notti Magiche” dei Mondiali, il primo antipasto di magia arriva a Cesena il 29 marzo 1990 quando l’Enimont Priolo batte la corazzata CSKA Mosca, alzando al cielo la Coppa dei Campioni. Con la firma unica e inimitabile di un coach che, nel mattino dell’anniversario dei trent’anni dal trionfo, all’età di 70 anni dopo 29 stagioni e 847 panchine di A1 sulle spalle (il primato assoluto per il nostro campionato), ancora ricorda intensamente la commozione al momento di un successo storico.

A Santino Coppa non piace tanto la parola “miracolo”, termine spesso abusato quando si parla d’imprese del genere. Perché per lui non si schioccano le dita e accade qualcosa, ma c’è bisogno di lavorare giorno per giorno, di sacrificarsi, di sudare. È sempre stato così: è quello che succede a Priolo, in cui è lui a portare per primo i canestri negli anni ’70, lavorando senza sosta sino alla vittoria del primo scudetto, nel 1989. «A quei tempi – esordisce Coppa – Priolo era un paesino di 8mila abitanti in una zona industriale. Era considerato una sorta di “dormitorio”, lì si ritrovavano persone da tutta Italia che andavano a lavorare nel settore industriale: era un contesto più “degradato” rispetto a oggi, in cui nacque questa squadra da me fondata, che vinse il titolo appena tre anni dopo l’approdo in A1 (1986), fatto unico per l’epoca».

Conquistata l’Italia, nel 1990 arriva il momento di prendersi l’Europa: con il problema campo. Racconta Coppa: «I Playoff dell’anno prima non li giocammo a Priolo ma a Ragusa, perché mancava un impianto idoneo». Ma chi aveva appena portato il primo scudetto della storia in Sicilia poteva farsi fermare da un cavillo del genere? Neanche per sogno: «Ci mettemmo subito al lavoro e in poco meno di nove mesi fu costruito il PalaPriolo, necessario per disputare la Coppa dei Campioni».

C’è da fare la squadra per la campagna europea: ci sarà sicuramente la “globetrotter” Lynette Woodard, stella che l’anno prima ha trascinato la squadra allo scudetto, non può non esserci…e invece no. Perché Coppa non è uno da scelte banali, gli piacciono le sfide: «Una scelta anche impopolare, mi privai di una stella come Lynette perché la ragazza subito dopo la disputa delle Finali partì per gli USA la mattina dopo, non prendendo parte ai festeggiamenti e a tutto quello che ne conseguiva». Non banale il divorzio con Woodard, e ancor di più l'arrivo della sostituta: «Optai per Svetlana Kuznetsova, una ventiquattrenne moscovita che avevamo incontrato la stagione precedente in Coppa Ronchetti». Se oggi la scelta sembra quasi di routine, all’epoca è senz’altro singolare: perché Kuznetsova è una delle prime sovietiche a uscire dal blocco e giocare in un campionato estero, e perchè la piccola Priolo è uno dei primi casi di rottura della “cortina di ferro”, ospitando nella stessa squadra un’atleta sovietica e un’americana, l’indimenticabile Regina Street, lei pure protagonista dello scudetto dell’anno prima con 22 punti di media a gara e 36 (!) nella decisiva Gara4 che aveva assegnato lo scudetto.

L’inizio del campionato, dopo la rivoluzione della squadra? «Un disastro», commenta Coppa. Priolo perde le prime cinque partite, un unicum per la squadra Campione d’Italia uscente. «Ma come sempre, il lavoro paga», aggiunge il coach, «Non solo cominciammo a riprenderci in campionato, ma inanellammo una serie di vittorie anche in Europa, vincendo partite difficilissime in cui nessuno avrebbe scommesso su di noi: eravamo una squadra di giocatrici sconosciute e tutte esordienti in competizioni europee, stupimmo tutti e ci qualificammo in anticipo alla finale. Eravamo già sicuri prima dell’ultima partita, a Mosca contro il CSKA».

La trasferta di Mosca è un classico di Santino, stratega che sa guardare anche oltre. «Sapevo che per noi non contava nulla, quindi non persi l’occasione per mischiare un po’ le carte e fargli una sorpresa. Regina Street era molto stanca e aveva qualche piccolo acciacco: non la portai con noi e prendemmo circa venti punti di scarto. Ma non avevamo dato la possibilità al CSKA di testare la nostra vera squadra, e forse gli avevamo anche infuso la sicurezza di avere la Coppa dei Campioni in tasca nel rematch di un paio di settimane più tardi».

Arriva il 29 marzo, a Cesena la grande sfida. Priolo prepara l’esodo verso il palazzetto, 4mila posti a sedere: pullman ogni mezz’ora per non congestionare il traffico, aerei, auto private. Dentro una di quelle macchine c'è Susanna Bonfiglio, storica play del nostro basket, allora 14 anni: avrebbe esordito in A1 poco dopo quel successo. «Andai da sola con uno dei pullman, è stato uno dei viaggi più belli della mia vita. Ricordo tutto: il freddo, l'adrenalina che scorreva, la preparazione alla gara col trucco in faccia, le risate. E l'indimenticabile vittoria finale». Susanna diventerà poi "più priolese della zona industriale", lì vincerà uno scudetto nel 2000, ma con coach Coppa il successo più grande è la loro figlia, la piccola Claudia.

Torniamo a Cesena, gli alberghi della Riviera riaprono proprio per l’occasione per ospitare i siciliani, mentre il nome della struttura dove viene ospitata la squadra viene mantenuto segreto per evitare la calca e l’invasione di media e tifosi: sembra un concerto-evento dei Pink Floyd, è una Finale di Coppa. Il Palazzetto è vestito a festa, ci sono proprio tutti: dal compianto segretario generale FIBA Borislav Stankovic, sino al presidente di Lega Basket Femminile Gerry Scotti (sì, quel Gerry Scotti) che consegna al coach il premio di allenatore dell’anno prima della Finale e interviene in tv per la telecronaca. La partita è in tv, e in Eurovisione: la RAI si collega nel secondo tempo e ci accoglie con la voce di Franco Lauro direttamente dalla bolgia della Riviera.

«Ho ancora i brividi al pensiero del boato che accompagnò il nostro ingresso in campo, a Palazzetto stracolmo). Una vera festa, che fu subito gelata dalla nostra partenza ad handicap». 0-7 per il CSKA, timeout Priolo. L’intuizione della serata arriva dopo la sospensione: in campo Pina Tufano, pivot di due metri che con Street (non al meglio per una distorsione al ginocchio), forma una coppia di torri in mezzo all’area. Le siciliane recuperano il parziale, sorpassano e non si guardano più indietro: Regina Street, con una vistosa ginocchiera, mette 33 punti e tira giù ogni rimbalzo.

Tra i giustizieri del CSKA c'è una moscovita doc. Quoque tu, Svetlana filia mea: «Kuznetsova suonò la carica con 25 punti e dietro alla prestazione monumentale di Regina fu la nostra miglior giocatrice di quella finale». Una russa oggi più siciliana che mai, vive a Ragusa, dove allena nelle giovanili della Pegaso: «Priolo e poi Ragusa sono diventate casa mia. Il giorno della partita mi tremavano le gambe e si era chiuso lo stomaco per la tensione, riuscivo solo a ripetere: devo vincere, devo vincere...»

Nell’86-71 finale c’è gloria per tutte, sottolinea Coppa: «Sofia Vinci, il nostro capitano, fu tra le migliori. Ma anche per ragazze come Giusy Cecchi; Silvia Daprà, che a questi livelli aveva giocato da giovane col Fiat Torino; Pesini, Rivellini. Una banda di “sconosciute”, diventate campionesse». Il simbolo è sicuramente la Vinci, priolese doc, che ripercorre così il tutto: «Sembrava fosse impensabile quando ho iniziato, a 7 anni. Quando incontro dei genitori a scuola capita mi dicano che loro erano a Cesena, e che non finiranno mai di ringraziarci. A Priolo, in ogni famiglia, c'è sempre almeno un componente che ha giocato o gioca a basket e a me è capitato di giocare con o allenare tutti».

Il cronometro intanto scorre, manca un minuto e mezzo alla fine. Si ha la sensazione che gli schemi, anche quelli del cerimoniale, siano già saltati da un po’. «Franco Lauro arrivò vicino a me per intervistarmi, io esplosi in un piatto a dirotto. Farfugliai qualcosa, ringraziando tutti i siciliani e non solo». E la partita non è ancora finita. Nel frattempo, a pochi metri di distanza, Stankovic parla con Carlo Lungaro, il presidente di Priolo: «Mi chiese di fare qualcosa - racconta il presidente - per evitare l'invasione di campo a fine partite. Presi il microfono e con l'altoparlante invitai tutti a rimanere ai propri posti».

Dopo quella sera, Priolo è sulle pagine di tutti giornali. Il Corriere della Sera titola a nove colonne “Dalla culla al tetto d’Europa”, da molti ritenuto lo slogan-manifesto di un’impresa storica, raccontando in salsa siciliana la classica storia di Davide contro Golia. Oggi, a Priolo, riecheggiano ancora quelle imprese, con la nostalgia canaglia che sale e pensa a cosa, quel paese un tempo “dormitorio”, potrebbe ancora essere: la prima squadra non c’è più avendo rinunciato a malincuore questa stagione alla Serie B; il PalaPriolo teatro di mille battaglie vive la sua milleunesima, quella per la sopravvivenza; Coppa insegue un nuovo sogno siciliano a Palermo. Perché i “miracoli” si fanno giorno per giorno, aspettando il vento propizio del cambiamento che è sempre pronto a soffiare.

Coppa dei Campioni 1990, il tabellino:
Enimont Priolo-CSKA Mosca 86-71
Priolo: Daprà 4, Rivellini 7, Pasini, Kuznetsova 25, Street 33, Cecchi 2, Tufano 6, Vinci 9, Altamore ne, Anellino ne. All: Coppa.
CSKA Mosca: Evkova 8, Mozgovaya 18, Cerkasheva 15, Tornikidu 2, Bunatiants 22, Komarova 4, Konovalova 2, Khodakova ne, Mischenko ne. All: Mishkin.

(Lega Basket Femminile ringrazia Manuel Bisceglie per le interviste a Carlo Lungaro, Susanna Bonfiglio, Sofia Vinci e Svetlana Kouznetsova sull'edizione locale di Siracusa del 29 marzo 2020 de "La Sicilia", pagina IX. Risultati, statistiche e tabellini da "Almanacco del basket al femminile" di Massimiliano Mascolo)

(La partita intera è visibile su YouTube digitando "Enimont Priolo CSKA Mosca" sulla barra di ricerca, ndr)