Forlì, il GM Pasquali: «Commessi errori. Ma invece di cercare colpevoli, bisognerebbe pensare a sostenere la squadra»
Il General Manager dell'Unieuro Forlì Renato Pasquali è stato intervistato da Piazzale della Vittoria. Stagione complessa per il club che si ritrova nella parte bassa della classifica con appena 9 vittorie e 17 sconfitte. «Fatto il massimo per ribaltare la situazione? Confermo che la società sta attraversando un momento molto difficile, ed è inutile negarlo. La scorsa estate sono state fatte scelte che oggi non stanno rispettando le aspettative e abbiamo quindi provato a intervenire in corsa: abbiamo modificato il ruolo di un americano, rinunciato a un ottimo giocatore come Allen e inserito Bossi nel pacchetto italiani, a dimostrazione della volontà della società e della Fondazione di porre rimedio a una situazione di evidente difficoltà. Non è stato facile intervenire, perché il mercato offriva poco. Nonostante questo, riteniamo di aver fatto il possibile per migliorare la squadra. Purtroppo, la situazione attuale non ci aiuta, anche se va riconosciuto che un mese e mezzo fa la squadra aveva trovato equilibrio e ritmo, prima degli infortuni che oggi ci stanno penalizzando».
Il futuro del club. «Il futuro della società è oggi, in ciò che ognuno di noi sta facendo o vuole fare adesso. Non posso dire cosa accadrà domani né se in futuro l'impegno resterà lo stesso. Posso però dire che, mettendomi nei panni di chi ogni anno investe risorse personali e si sente dire che non va mai bene niente, è legittimo che prima o poi si chieda: “Ma chi me lo fa fare?”. Il futuro dipenderà non solo dai giocatori e da chi sostiene economicamente il progetto, ma anche dall'ambiente attorno alla società, che oggi è ciò che manca di più. Abbiamo commesso errori, senza dubbio, ma è inevitabile quando si prendono decisioni e per i risultati conseguiti negli ultimi anni, va riconosciuto che non sono stati molti. In questo momento, invece di cercare colpevoli, bisognerebbe pensare a sostenere la squadra. Le critiche distruttive non servono; quelle costruttive, invece, sono sempre utili se aiutano a migliorare».
Stagione storta. «In dieci anni di storia, statisticamente parlando, può capitare una stagione storta come questa. Succede anche a squadre di Eurolega o di Serie A. Se una stagione su dieci va male, si può comunque sottolineare la bontà del lavoro e degli sforzi economici della Fondazione, che ha sempre rispettato gli impegni e spesso è andata oltre le previsioni economiche pur di mantenere fede agli obiettivi prefissati. Va anche detto che la fortuna non ci è stata certo amica nei finali delle ultime stagioni. Oggi preoccupa soprattutto il clima che circonda la società, diverso da quello che ci aspettavamo: invece di sostenere la squadra, si cerca soprattutto di individuare i colpevoli. I colpevoli esistono, ma sono figure di passaggio; la Pallacanestro Forlì e la passione dei forlivesi per il basket restano ed è un capitale che appartiene alla città di Forlì. In questo momento sarebbe più utile capire come supportare la squadra. Le critiche sono legittime, ma la negatività diffusa su ogni iniziativa della società non aiuta nessuno. I tifosi sono sempre stati una componente fondamentale e rispettabile e, se la squadra oggi è in difficoltà, tutti — soci, staff e ambiente, compreso i giornalisti — dovrebbero remare nella stessa direzione per il bene del basket forlivese».
Il suo futuro. «Sono alla fine del mio mandato e, d'accordo con la Fondazione, avevamo stabilito già lo scorso luglio che questa sarebbe stata la mia ultima stagione. Ho condiviso assieme ai soci della Fondazione di rimanere ancora un anno, soprattutto per agevolare l'avvicendamento e aiutare l'inserimento del mio sostituto. Avrei voluto chiudere già l'anno passato, ma ho accettato un ultimo anno per portare avanti un progetto che sento mio. Ho dedicato nove anni della mia vita a questa realtà, nella quale sono stato il primo a credere, impegnandomi al massimo 365 giorni all'anno e senza pause, anche sacrificando la mia famiglia. Ho certamente commesso errori — come chiunque prenda decisioni — ma, guardando indietro, è sotto gli occhi di tutti la crescita della società: di un budget che, grazie anche agli sponsor, siamo riusciti a più che raddoppiare in 10 anni e di un settore giovanile di cui vado orgoglioso. Insieme ai soci abbiamo portato la realtà forlivese a un livello di continuità che non si vedeva da anni. A livello giovanile abbiamo già alcuni forlivesi in prima squadra, diversi che giocano in Serie B e altri che arriveranno, a testimonianza della qualità del lavoro svolto. Oggi, se la prima squadra può allenarsi con continuità, è anche grazie agli Under 19 aggregati per sostituire gli infortunati, che contribuiscono a tenere alto il livello dell'allenamento. Come ho detto prima, gli uomini sono figure di passaggio; la Pallacanestro Forlì e la passione dei forlivesi per il basket restano. A loro dico: difendete la vostra passione. Oggi!».