Dan Peterson: «Scudetto? Virtus Bologna o Olimpia Milano». E su Reggio: «Priftis grande allenatore»
Dan Peterson torna a parlare di basket a 360 gradi in vista della presentazione del suo nuovo libro, "L'ABC del basket". L'evento, a ingresso libero fino a esaurimento posti, si terrà venerdì 27 febbraio alle 18.30 presso il cinema Apollo di Albinea, all'interno della rassegna "Tu sì che vali", in compagnia dell'editor Mondadori Andrea Delmonte. Il leggendario coach dimostra di essere ancora un attentissimo osservatore del nostro campionato, sbilanciandosi subito sulla corsa al titolo nella sua intervista alla Gazzetta di Reggio: «Seguo tutto, certo. Lo scudetto? Lo vinceranno o la Virtus Bologna o l'Olimpia Milano». Un legame con l'Italia, il suo, nato quasi per caso, come lui stesso ammette ricordando il suo arrivo dal Cile: «No. Firmai un contratto per tre anni con la Virtus. Pensavo di tornare negli Usa dopo tre stagioni, sinceramente, e invece...».
L'attenzione di Peterson si sposta poi sulla piazza di Reggio Emilia, partendo dai ricordi storici: «Tra i giocatori, sicuramente Piero Montecchi, Orazio Rustichelli e Bob Morse. Come coach, cito Dado Lombardi». Analizzando l'attuale stagione della Una Hotels, il coach spende parole di fiducia: «Dimitris Priftis è un grande allenatore, che sa superare queste difficoltà. La recente vittoria a Venezia è esempio di tutto. Arrivare ai playoff non è mai facile, per riuscirsi avranno bisogno di un grande girone di ritorno. Ma hanno messo i pezzi insieme e hanno il potenziale per farlo». Impossibile, parlando di Reggio Emilia, non toccare il ricordo del compianto Kobe Bryant, cresciuto proprio nella città emiliana. Sul peso di quell'esperienza per il Mamba, Peterson riflette: «Kobe ha sempre detto: "Sono un atleta americano ma sono un giocatore europeo, italiano". Questo penso dica tutto di quanto la sua esperienza italiana lo abbia influenzato e abbia contato nella sua carriera e nel suo percorso».
Infine, l'insegnante di basket che è in lui emerge con forza quando si parla dell'eterno dibattito tra atletismo e tecnica. Pur riconoscendo che oggi «I giocatori sono sempre più alti e sempre più atletici. L'aspetto rimasto più simile è l'importanza dei fondamentali, come dicevo prima», Peterson tira in ballo il più grande di tutti per spiegare la sua visione: «Michael Jordan, più grande atleta nella storia del basket, è stata anche il più grande giocatore perché aveva grandi fondamentali, specie il lavoro di gambe. Ci sono tanti atleti come lui, ma non hanno i fondamentali». Insomma, il fisico non basta: «È sempre basket. Non è ginnastica o atletica leggera. Bisogna saper giocare, sempre. Questo non potrà mai cambiare, mai». Una filosofia che lo ha portato a incidere profondamente sul nostro basket: «Diciamo che ho avuto un approccio "pragmatico", un "metodo" sistematico che ha dato frutti. Poi, ci sono lo schema "L" in attacco e la difesa a zona 1-3-1, anche se questa difesa la usano poco gli allenatori di oggi».