Wembanyama non si fa distrarre né da New York né da Trump
New York, la città che non dorme mai, ti può offrire un momento di silenzio e riflessione che dura un battito di ciglia, ma per Victor Wembanyama è un momento sufficiente per restare nella sua bolla, impermeabile a tutto ciò che lo circonda. Anche ora che la serie di finale si sposta al Madison Square Garden e che l’annunciata presenza di Donald Trump promette di trasformare la Gara 3 in un evento dentro l’evento, il francese continua a muoversi con la stessa calma che lo accompagna da anni.
Alla vigilia della sfida, gli è stato chiesto se la visita del presidente americano potesse rappresentare una distrazione. La risposta è arrivata con la naturalezza di chi ha già imparato a convivere con l’attenzione mediatica: «non sarà davvero» un problema, ha spiegato, ricordando come la capacità di isolarsi sia qualcosa che ha costruito nel tempo. «Riuscire a isolarmi è qualcosa che ho sviluppato negli anni e penso di essere abbastanza bravo in questo, quindi non è un problema». E quando parla del contesto mediatico, il paragone gli viene spontaneo: «Dal punto di vista dei media, è molto simile a ciò che viviamo ai Giochi Olimpici».
Gli Spurs arrivano a New York sotto 0-2, con la necessità di evitare uno sweep che dopo tutto il percorso fatto da settembre dello scorso anno avrebbe il sapore di una beffa colossale. La pressione è evidente, ma Wembanyama la affronta con una serenità che sorprende per la sua età. Alla domanda su come gestisca tutto questo, risponde con una filosofia semplice e diretta: «Penso che la chiave sia l’accettazione». Poi aggiunge: «La maggior parte delle volte devi fare un passo indietro, renderti conto di quanto sei arrivato lontano, e poi di cosa ti aspetta. E semplicemente essere in sintonia con chi sono, dove sono e cosa faccio».
È un modo di stare nel gioco che racconta molto del suo carattere. Nonostante la situazione complicata, Wembanyama mantiene una sicurezza che sembra quasi naturale. E quando parla del palcoscenico del Garden, lascia emergere un entusiasmo che non ha bisogno di essere enfatizzato: «È tutto ciò che ho sempre sognato, quindi non c’è motivo di pensarci troppo. Sono fatto per questo».
In una città che non dorme mai, lui continua a muoversi come se il tempo scorresse a un ritmo diverso. Forse è proprio questa la sua forza più grande: la capacità di restare se stesso mentre tutto intorno vibra, rumoreggia, si agita. E mentre gli Spurs cercano di riaprire la serie, Wembanyama sembra già pronto a vivere la notte newyorchese come un’altra tappa del percorso che ha sempre immaginato.