Gli Hornets costruiscono un +47 punti nel primo tempo e travolgono i Jazz
Per capire la portata della serata di Salt Lake City basta guardare il tabellone a metà gara: gli Hornets avanti di 47 punti, un margine che racconta molto più di qualsiasi statistica avanzata. Dopo due sconfitte brucianti decise da un singolo possesso contro Raptors e Pacers, Charlotte ha scelto la strada dell’impatto emotivo: ingresso in campo con un’intensità che i Jazz, privi del top scorer Lauri Markkanen e senza il centro titolare Jusuf Nurkic, non sono mai riusciti a pareggiare. Brandon Miller e LaMelo Ball hanno impostato subito un ritmo da run and gun, per un attacco ospite che trovava continuità soprattutto dall’arco: il 23-2 che apre la fuga, chiuso dalle due triple consecutive di Grant Williams al rientro dall’infortunio, vede Utah tenuta a secco per oltre cinque minuti mentre Charlotte infilava 17 punti di fila. Il 45-14 di fine primo quarto e il successivo 77-30 firmato dalla tripla di Miles Bridges fissano una fotografia durissima per i Jazz, che solo nel finale di tempo riescono a limitare i danni con un mini parziale prima dell’intervallo.
Nella ripresa resta da capire soltanto come gli Hornets avrebbero gestito un margine mai visto così largo lontano da casa nella storia della franchigia, e la risposta arriva dalla profondità del roster. Tre Mann sfrutta ogni minuto dalla panchina trasformandolo in produzione immediata, Bridges e Collin Sexton continuano a spingere il punteggio oltre i limiti di una normale regular season, mentre la partita ritrova anche due pedine chiave rientrate dagli infortuni: Ryan Kalkbrenner, solido a rimbalzo dopo le dieci gare saltate per il problema al gomito, e lo stesso Williams, già incisivo nonostante lo stop prolungato per l’operazione al ginocchio. Charlotte chiude con un margine di 45 punti solo dietro alla vittoria più larga di sempre in assoluto e con un dominio totale dalla linea dei tre punti nella prima metà di gara, in cui ha letteralmente doppiato e oltre i Jazz per efficienza e volume. In una stagione fatta fin qui di picchi e cadute, questa notte in Utah diventa il nuovo riferimento: non solo per il 150-95 finale, ma per la dimostrazione di quanto alto possa arrivare il soffitto degli Hornets quando talento, equilibrio emotivo e tiro dall’arco viaggiano nella stessa direzione.