Nella crisi di Reggio Emilia: il peggior attacco e una difesa che non basta
L'attacco della Pallacanestro Reggiana è ufficialmente il più spuntato del campionato: con una media di 78,9 punti a partita, i biancorossi sono gli unici a non raggiungere nemmeno la soglia psicologica di quota 80, guardando dal basso anche la penultima della classe, Udine. Un’anemia offensiva che non rappresenta una novità assoluta per il sistema di Priftis – basti pensare ai miseri 67 punti a referto nelle recenti uscite contro Tortona e Cremona – ma che quest'anno ha perso il suo storico "salvagente". Se nella passata stagione, infatti, le polveri bagnate venivano compensate da una difesa ermetica (la migliore della lega grazie all'atletismo di Faye e Faried), oggi la retroguardia emiliana è scivolata al sesto posto, incassando 83,7 punti a sera. È proprio in quel differenziale negativo di quasi 5 punti che la squadra sta affogando nei bassifondi della classifica: senza più lo scudo di una difesa impenetrabile, i nodi realizzativi sono venuti tutti al pettine.
A rendere la situazione critica c'è poi il "psicodramma" dei tiri liberi, vero termometro della tensione che si respira in campo. La truppa di Priftis è l'unica a tirare sotto il 70% (un tragico 69,7%), un dato che tradisce una fragilità mentale evidente prima ancora che tecnica, come confermato dagli errori pesanti di un veterano come Caupain nei momenti chiave contro Cremona. Se il rientro anticipato di Cheatham ha finito per generare più confusione tattica che benefici, ora la dirigenza si trova con le mani legate: il GM Sambugaro ha esaurito gli otto visti a disposizione con la firma di Brown, restringendo il campo ai soli comunitari o italiani per cercare quel lungo solido che serve come il pane da inizio stagione. Tuttavia, prima ancora del mercato, l'urgenza sembra essere quella di ricucire lo strappo con un gruppo, specialmente il nucleo italiano, che da un paio di mesi sembra aver smesso di credere nella proposta tecnica.