Bucchi a 360°
Una chiacchierata a 360° con Piero Bucchi, coach dell’Armani Jeans Milano, che ci racconta tutto della stagione biancorossa fino a oggi con uno sguardo verso quello che accadrà nei prossimi mesi, quelli che ci dividono dalla fine della stagione 2009/2010.
Partiamo dall’aria che si respira dentro il palazzo, coach. Un’aria a tratti pesante soprattutto nei suoi confronti.
“Il gruppo è molto buono, lavora sodo ogni giorno in palestra, è compatto, unito. Probabilmente abbiamo avuto qualche problema all’inizio della stagione quando ancora non ci si conosceva bene e la squadra era stata rinnovata in diversi elementi, poi però il clima è cambiato. C’è grande coesione, grande disponibilità e voglia di aiutarsi l’un l’altro da parte di tutti all’interno dello spogliatoio. In palestra lavoriamo duramente, ma con serenità, ben consapevoli di avere ancora qualcosa da dimostrare ai nostri tifosi e con la voglia di provare a dare sempre il massimo per farlo. Siamo ben consci di questo e siamo ben consci anche delle difficoltà con cui abbiamo a che fare (vedi infortuni ndr), ma tra di noi non ne parliamo mai, andiamo sempre avanti sulla nostra strada a testa bassa per cercare di superare queste difficoltà e andare avanti meglio di prima. L’ambiente, e non lo dico in maniera retorica, in palestra e in spogliatoio è davvero positivo.
È chiaro che la domenica non fa piacere sentire i fischi, credo che sia umano, però sono sereno di aver sempre e comunque dato il massimo ogni giorno. La sera quando vado a letto e appoggio la testa sul cuscino ho la serenità giusta per poter dormire tranquillo, certo di aver fatto il massimo di quello che avrei potuto fare. È normale che possa aver commesso degli errori, credo che capiti a tutti nella vita e nel lavoro, ma l’importante è avere la tranquillità d’animo di sapere di aver sempre fatto tutto quello che si sarebbe potuto fare. Siamo un gruppo forte, e parlo di me, del mio staff, dei giocatori, e da questa forza, da questa coesione siamo sempre riusciti a trovare quelle energie e quelle forze per poter andare avanti nonostante le difficoltà che, come tutti, abbiamo incontrato fin qui lungo il percorso. La gente che viene al palazzo, chiaramente, può fischiare se vuole, è legittimo, ma, e lo dico con grandissima sincerità, avere attorno un ambiente difficile non aiuta i ragazzi, non aiuta la squadra. A mio avviso si potrebbe dare il beneficio del dubbio a tutti noi, provando tutti insieme, io, lo staff, la squadra e i tifosi ad andare avanti. Mi piacerebbe, davvero, ma se ciò non dovesse accadere, noi andremo comunque avanti a lavorare tutti i giorni sereni e consapevoli del nostro lavoro con la voglia di regalare delle gioie a noi stessi e ai nostri tifosi”.
Sono stati gli infortuni, anche di una certa gravità che hanno colpito quest’anno la squadra che hanno costretto a cambiare spesse volte assetto. Quanto ha influito tutto questo sul lavoro in palestra?
“E’ evidente che sono cambiate parecchie cose a causa degli infortuni. Abbiamo avuto diversi problemi che hanno condizionato la nostra stagione, ma davvero, e lo ripeto per l’ultima volta quest’anno, non si tratta di lamentarsi contro il fato avverso o di fare i piagnoni, è purtroppo la realtà dei fatti. Prima di Natale avevamo certamente trovato una identità di squadra che ci ha permesso di conquistare buoni risultati, giocando anche bene e riuscendo anche in alcune occasioni, come nel caso della partita con Pesaro, a portare a casa il risultato nonostante poca brillantezza. Ne abbiamo vinte 7 in fila in campionato e 2 in Euroleague che ci hanno permesso di rimanere sempre a un passo dalla qualificazione alle Top16. appena dopo la pausa natalizia, poi, abbiamo avuto un leggero calo mentale, nervoso, inutile negarlo, coinciso con due brutti tempi, il primo di Roma e il secondo di Mosca con il Khimki, in cui non siamo stati certamente brillanti. Passate quelle due partite, però, stavamo tornando sulla retta via e stavamo ripartendo, ma purtroppo durante la gara con Biella abbiamo perso due giocatori importanti, i due migliori realizzatori della squadra, Finley e Petravicius. Questi due infortuni ci hanno certamente condizionato nelle settimane successive perché ci hanno costretto a lavorare per cercare di trovare una nuova identità perché siamo diventati una squadra diversa, che deve giocoforza giocare diversamente rispetto a quello che ha fatto nei 5 o 6 mesi precedenti. Con l’assenza di Marius abbiamo certamente perso una dimensione interna dentro l’area che prima avevamo e che con Mason non abbiamo. Mason è più giocatore di pick and roll che di post basso. Abbiamo anche dovuto spostare per alcuni minuti, quando Rocca rifiata, Mancinelli in posizione di numero 5, rischiando di limitarne la sua pericolosità offensiva trovandosi a giocare minuti contro i centri avversari. Rischiamo di diventare un po’ più monocorde nello sviluppo offensivo del nostro gioco, ma stiamo lavorando tutti i giorni per migliorare e adattarci a quella che ora è la situazione in cui ci troviamo, come ho detto prima senza lamentarsi. Al posto di Morris, invece, abbiamo firmato Sani Becirovic e anche qui vorrei puntualizzare delle cose. Sani è un grande giocatore, un giocatore di grande qualità più che di quantità, un giocatore che stimo e apprezzo e che abbiamo deciso di rifirmare fino alla fine della stagione perché soddisfatti di quello che ci sta dando. Però è un giocatore diverso da Finley. Non vuol dire che con lui siamo meglio o peggio che con Morris, siamo solo diversi e ci vuole anche del tempo affinché le teste di tutti noi si adattino a un modo di giocare diverso rispetto a quello su cui ci siamo basati per tutta la stagione fino a gennaio”.
Acker?
“Non abbiamo mai avuto il vero Alex, è un giocatore da sempre in grande difficoltà”.
Tutti sembrano dimenticare Joey Beard, il capitano, che a dicembre ha deciso di ritirarsi dal basket giocato per problemi famigliari.
“Era il capitano e la sua perdita è stata davvero pesante da digerire. Dentro lo spogliatoio Joey era davvero importante dal punto di vista umorale, era davvero una persona e un giocatore che sapeva come comportarsi e quello di cui c’è bisogno dentro lo spogliatoio. Senza dimenticare che Joey è un centro di 208 cm, il nosro terzo lungo, molto importante per la qualità sia degli allenamenti che delle partite, nella quali, quando è stato chiamato in causa, è sempre riuscito a dare il proprio contributo”.
Parlando di Coppa Italia, in molti hanno contestato la tua decisione di togliere Becirovic a 7’ dalla fine con la squadra avanti di 7. Cosa rispondi?
“Avevo necessità di mettere un giocatore dalle doti difensive più spiccate di quelle di Sani, che certamente è un ottimo giocatore ma non è un giocatore difensivo, è una constatazione non un’offesa, per prendersi cura di Dee Brown, così ho pensato di mettere Bulleri, non certamente l’ultimo della pista, anzi. La mia idea era quella di limitare gli attacchi di Dee Brown con il Bullo: ho fatto la scelta che ritenevo giusto fare in quel momento. Poi, è chiaro, non abbiamo segnato per 7’ quindi... però la scelta in quel momento a mio avviso ci stava. Dopo, a bocce ferme, è più facile”.
A questo punto, Piero, è tempo di parlare di obiettivi da qui alla fine della stagione, la gente vorrebbe sapere.
“L’obiettivo è quello di avere la macchina pronta, rodata, ben oliata e bilanciata per l’inizio dei playoff. Ora abbiamo davanti una lunga corsa per cercare di strappare il posto migliore in vista della postseason dove poi ci giocheremo tutte le nostre carte, sperando nel frattempo di essere riusciti ad avere indietro Petravicius, Finley e un Acker decisamente migliore, per giocarci le nostre carte con la squadra che avevamo progettato, pensato, studiato e realizzato quest’estate in fase di costruzione”.
Ultima cosa: rifaresti tutto?
“Assolutamente sì. La squadra è buona, ha un’ottima base, l’unico rammarico è quello a oggi di non essere riusciti ad avere messo in pratica il progetto estivo, ma come ho detto prima, lavoriamo per cercare di migliorare ogni giorno, con l’idea di avere tutto pronto in vista dei playoff”.