Caos in Israele: il sindacato dei giocatori annuncia uno sciopero. Ecco il motivo
Per la prima volta dal 2012 il sindacato dei giocatori ha annunciato uno sciopero nella Israeli Basketball Premier League, dopo il fallimento delle trattative con la lega per l'accordo collettivo. Secondo quanto comunicato dall’associazione dei giocatori, tutte le cinque partite in programma fino a sabato dovrebbero essere cancellate, anche se la lega ha immediatamente replicato assicurando che “le partite si disputeranno regolarmente”. Alla base dello scontro c’è soprattutto la questione del numero minimo di giocatori israeliani da schierare sul parquet: dal 2019 è stato abolito il cosiddetto “Russian rule”, che obbligava le squadre a mantenere due israeliani in campo in ogni momento, riducendo il limite a un solo giocatore locale o naturalizzato, con sanzioni economiche per i club che inseriscono cinque stranieri a referto.
Nel comunicato ufficiale il sindacato ha spiegato che “al centro della controversia c’è la richiesta di garantire nel nuovo accordo il ruolo e la presenza del giocatore israeliano sul parquet”, sottolineando come il minutaggio medio degli atleti locali sia progressivamente diminuito fino al minimo storico di 73,8 minuti complessivi a partita rispetto ai 91,9 della scorsa stagione. Il presidente dell’associazione Nir Alon ha dichiarato: “Siamo arrivati a un punto in cui non avevamo altra scelta. Lo sciopero è l’ultima risorsa dopo che tutti i tentativi di dialogo sono falliti”. Alon ha inoltre criticato il crescente numero di stranieri presenti nel campionato, accusando i club di ingaggiare “giocatori stranieri economici e mediocri” principalmente per vantaggi fiscali e non per qualità tecniche, definendo la vertenza “una battaglia per il futuro del basket israeliano, per lo status del giocatore israeliano e per il futuro delle nazionali”.
Durissima la replica della lega, che ha accusato il sindacato di “danneggiare tifosi, giocatori e l’intera comunità del basket proprio in un momento delicato e importante per il movimento”. Anche Yaniv Levy, direttore esterno che aveva mediato tra le parti durante le trattative, ha espresso sorpresa per la decisione unilaterale dello sciopero, definendola “un passo estremo e irresponsabile che danneggia la fiducia, la stabilità del campionato e gli stessi giocatori”. Levy ha comunque ribadito che il dialogo resta aperto, invitando entrambe le parti a tornare al tavolo delle trattative per trovare un equilibrio tra la tutela dei giocatori israeliani e la competitività complessiva del basket nazionale.