Scottie Wilbekin: "Al Fenerbahce mi hanno voltato le spalle. C'era tensione tra noi"
Dopo quattro stagioni da protagonista al Maccabi Tel Aviv e il passaggio al Fenerbahçe, Scottie Wilbekin ha lasciato la campione d’Europa in modo improvviso. Una decisione che ha sorpreso molti, ma che affonda le radici in due anni segnati da infortuni continui e da un rapporto sempre più complicato con lo staff tecnico. Poco prima di imbarcarsi da Istanbul verso gli Stati Uniti, il play americano ha parlato per la prima volta della separazione, del suo stato fisico e delle voci che lo hanno accostato al Bayern Monaco a Sport Channell.
“Sto meglio ora che negli ultimi minuti giocati con Fener”.
Wilbekin racconta di sentirsi finalmente bene: «Fisicamente sto meglio adesso di quando ho giocato le ultime partite con il Fenerbahçe. È strano dirlo, quasi fastidioso, ma è così. Il tempo fuori dal campo mi ha permesso di rinforzare la gamba: era ciò che mi serviva per tornare al 100%». Dopo la rottura del crociato, Wilbekin avrebbe dovuto seguire un piano di gestione dei carichi. Ma la voglia di tornare lo ha tradito: «Mi sentivo benissimo, non giocavo da un anno. Ho detto: “Faccio tutto quello che volete, sono pronto”. Così la gestione dei carichi è sparita. Ho giocato più minuti del previsto, la ginocchia ha iniziato a gonfiarsi e non riuscivo a camminare bene». Il problema è peggiorato in palestra: «Mi hanno fatto fare esercizi che oggi capisco non fossero utili per il mio recupero. Ho spinto nonostante il dolore e questo ha causato un danno alla cartilagine. La cartilagine non guarisce davvero: sono i muscoli che devono proteggerla. Sono rientrato troppo presto e senza una vera gestione. Mi sono ritrovato in un circolo vizioso da cui non riuscivo a uscire. È anche per questo che io e il Fener ci siamo separati».
“La mia salute non era la loro priorità”.
La notizia della separazione gli è arrivata tramite il suo agente: «Mi ha chiesto se fossi aperto all’idea. In quel momento il rapporto con lo staff non era buono, dopo tutto quello che avevo passato. Amo il Fenerbahçe, è un grande club, ma sentivo che la mia salute non era la loro priorità. Questo ha creato tensione. Quando mi hanno chiesto se ero pronto a separarmi, in realtà ero sollevato: sapevo che restando avrebbero continuato a spingermi per giocare».
“Mi aspettavo di restare a lungo, poi alcuni mi hanno voltato le spalle”.
Wilbekin non nasconde l’amarezza: «Il periodo più difficile è stato quest’anno. Prima dell’infortunio pensavo di restare a lungo, anche grazie al passaporto turco. Mi trovavo bene. Ma quest’anno è stato durissimo: volevo giocare, non potevo farlo, e ho sentito che alcune persone mi avevano voltato le spalle. Non è una bella sensazione». Alla domanda se si senta tradito, risponde con cautela: «Forse è una parola forte, ma qualcosa del genere c’è. Allo stesso tempo capisco: avevo un contratto importante e non sono riuscito a dare quello che volevano. Loro devono fare ciò che è meglio per loro, e io devo fare ciò che è meglio per me».
Il futuro: “Cerco una squadra che metta la mia salute al primo posto”.
Wilbekin è chiaro sulle sue priorità: «Alla prossima tappa chiedo una cosa: che la mia salute venga prima di tutto. Ho 33 anni e voglio essere in un posto dove mi sento a casa. Voglio solo una stagione sana. Mi manca giocare».
Sulla possibilità di essere già pronto: «Potrei giocare, sì, ma non sono ancora al 100%».
Le voci sul Bayern Monaco: «Quando ho lasciato il Fener ci sono state conversazioni con diverse squadre. Ma non volevo correre: era meglio prendermi tempo e lavorare sul mio corpo. Il Bayern? Era la squadra di cui si parlava di più… ma preferisco non entrare nei dettagli».