Il palasport nuovo di Venezia: tipico esempio di arretratezza politica italiana

Editoriale
sabato, 07 novembre 2020 alle 9:20
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A chi si occupa di sport, e in particolare di pallacanestro, risulta incomprensibile che la Reyer Venezia non possa avere a disposizione un palazzetto in linea con la gloria e la bellezza della città che sono note in tutto il mondo da secoli.
Eppure la società ha fatto del suo meglio per guadagnarselo, a suon di annate in serie A e in Europa, scudetti e coppe e la considerazione di grande che il lavoro di Casarin e De Raffaele hanno e stanno producendo, con tutti i giocatori e lo staff tecnico.
E un plauso andrebbe anche alla proprietà, che ci investe i suoi soldi. No, non abbiamo anelli al naso: da Brugnaro sono stati soldi spesi bene e con diversi scopi pubblicitari e non solo. Una notorietà che l'ha aiutato a diventare sindaco di Venezia e a consolidare in Italia l'attività della sua Umana: se il marchio compare anche sulla maglia dell'Olimpia Milano non sarà certo un caso.
Milioni di persone che non possono andare a visitare Venezia (anche prima della pandemia, che comunque finirà) ci possono arrivare attraverso google map. E guardando il cosiddetto water front dalla città in direzione di Mestre, a sinistra del ponte lo squallore del panorama, con un boschetto da incontri clandestini (o anche peggio) a separare la strada dalla raffineria non rende giustizia alla bellezza della città.
Nell'articolo sul consiglio comunale di ieri a Venezia del Corriere del Veneto si scrive che quell'area è edificabile da oltre venti anni. Si scrive che è di proprietà di Brugnaro dal 2006, pagata ad un asta regolarmente. Si scrive che da allora, compreso il quinquennio del primo mandato di Brugnaro, non sarebbero stati presentati progetti per la riqualificazione dell'area in comune.
Si scrive che il consigliere di Venezia Verde Progressista Gianfranco Bettin abbia dichiarato "non stiamo discutendo di atti urbanistici nuovi", subito confermato dal dirigente all'Urbanistica Danilo Gerotto.
E nessuno che provi un senso di vergogna per il perdurare del degrado cittadino dell'area e delle necessità della Reyer di avere una arena all'altezza dei tempi. La Serenissima è morta e sepolta dai tempi di Napoleone, e lo sapevamo. Ma che tafazzianamente ci si diverta a martirizzarne le spoglie, ripetiamo per noi che ci occupiamo di pallacanestro, risulta incomprensibile.
E nonostante la buona volontà di Francesco Bottazzo nel riportare correttamente le voci degli esponenti politici in "campo", ci risulta incomprensibile l'articolo nel suo insieme.
Sembra che tutti vogliano il palazzo nuovo ma senza speculazione edilizia (ci mettiamo lupi, cinghiali e caprioli?). Sembra che tutti vogliano la bonifica di un'area inquinata nei favolosi anni '60 ma non spiegano a quali condizioni si potrebbe realizzare. Sembra che Brugnaro, agli occhi dei suoi detrattori, abbia un peccato originale. Proprio in Italia, il paese dove si può dire il peccato ma non il peccatore...
Si invoca un conflitto di interessi. Che in Italia per legge non esiste - almeno nei termini che vorrebbero essere indicati nell'articolo: all'approvazione della legge Gasparri sulla televisione e la pubblicità il presidente del Consiglio Berlusconi uscì dalla stanza dove erano riuniti i ministri, e questo è il massimo che si può chiedere di fare. Da allora nulla è cambiato in Italia.
Invece un palasport nuovo libererebbe spazi al Taliercio per altre società minori che fanno sport sul territorio e coinvolgono i giovani. La pandemia passerà e questi problemi saranno ancora irrisolti, grazie a questo immobilismo collettivo.
Un progetto di riqualificazione complessiva dell'area dei Pili, con un complesso di attività a latere sull'esempio di quanto succede negli USA con le franchigie NBA, darebbe un futuro certo alla Reyer Venezia anche dopo che Brugnaro vorrà ritirarsi dagli affari.
In America parlano di ritorno sulla città degli investimenti in termini di qualità della vita, posti di lavoro, attrattività per residenti e turisti. Sana creazione di ricchezza. Tutte cose che nel resoconto di Bottazzo non sono citate, perché nessuno ne ha parlato. Forse non ci sono tangenti per nessuno da chiedere a Brugnaro? Un articolo esemplificativo dell'arretratezza politica italiana...

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