Urania Milano: con la Vanoli Cremona gli stessi errori di Treviglio

20.11.2022 07:48 di Paolo Corio Twitter:    vedi letture
Urania Milano: con la Vanoli Cremona gli stessi errori di Treviglio
© foto di Savino Paolella

Alla contesa iniziale di Urania Milano - Vanoli Cremona la palla, dopo essere stata sfiorata dalle mani di Hill ed Eboua, casca rimbalzando nel centro di centrocampo prima di essere agguantata dagli ospiti. Estremizzando, è quello l’unico momento di equilibrio di un match che vede i Wildcats presi a schiaffoni (59-88 il risultato finale) dopo l’altrettanto pesante disfatta di Treviglio (57-75 a casa del Gruppo Mascio). Due sconfitte che ci stavano tutte già nei pronostici, ma che preoccupano perché maturate allo stesso modo e cioè con la stessa incapacità di opporre la minima resistenza all'avversario, per quanto superiore in roster e ambizioni. E si sa: “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”.

L’inabissamento all’Allianz Cloud dell’astronave Urania è immediato e inizia dal perimetro, lasciando nel 2-17 dei primi minuti lo spazio a Piccoli per le sue uniche due triple del match e ad Alibegovic quello per cominciare a mettere insieme i suoi 17 punti finali (con 4/8 da oltre l’arco e 1/7 da due), per poi proseguire nel colorato, dove Cremona si impone per 43 a 31 a rimbalzo e vede le penetrazioni di Denegri fruttare 14 punti con un eccellente 7/9. Con Mobio a costruire in progressione la sua doppia doppia (10 punti, 12 rimbalzi), dopo l’intervallo è Cannon a scatenarsi (24 punti da top-scorer) per contribuire a mantenere i milanesi a debita distanza, anche se non ce ne sarebbe nemmeno così tanto bisogno: perché come già accaduto nella prima parte ogni volta che l’Urania riesce a fare qualcosa di buono, getta poi tutto alle ortiche con una serie di palle perse (16 totali) che lanciano il contropiede avversario o comunque riconsegnano immediatamente a Cremona l’inerzia dell’incontro.

State pensando che quindi non ha funzionato proprio nulla in casa Wildcats? È più o meno quello che pensa anche coach Villa nell’analisi post-partita, salvando solo la prova ordinata di Valsecchi (3 punti, 1 assist in 24’ che sono  molto di più dell’utilizzo dovuto) e sottolineando come il disastro sia stato parzialmente difensivo ma invece completamente e preoccupantemente offensivo. E se la palla non mente, come dicono al di là dell’Oceano, non lo fanno nemmeno le statistiche: 21/59 dal campo per l’Urania (35,6%), con 14/32 da due (43,8%) e 7/27 da tre (25,9%). Ma il problema sta anche e soprattutto nel fatto che non si è trattato solo di una “serata no”: all’attacco dei Wildcats è mancata del tutto la regia così come la determinazione, o almeno la volontà, di duellare sul perimetro con gli esterni avversari. Anche qui, impietose, le statistiche non mentono: 3 punti (con 0/2 e 1/5 nelle triple) e nessun assist per Amato; virgola assoluta (eccezion fatta per 4 rimbalzi e 2 perse) per Ebeling; mentre i 14 punti di Potts maturano quasi tutti nel “garbage time” e, pur rimpinguati da 7 assist e 5 rimbalzi, non riescono a nascondere il 5/15 dal campo e il bel po’ di nervosismo innescato dalla difesa di Denegri e Tabu. Più apprezzabili allora i 12 punti di Montano (con un 4/8 da oltre l’arco che finisce per brillare in una tale serata), anche se i 4 assist vengono annullati dalle altrettante palle perse.

Un pochino meglio se la cavano i lunghi dell’Urania, che perdono la battaglia al ferro, ma hanno almeno il merito di non arrendersi fino in fondo: a partire da capitan Piunti (7 punti, 2 rimbalzi e 2 palle recuperate in 19’) per passare da Pullazi (10 punti, 2 rimbalzi, 1 assist in 23’) e arrivare a Hill (10 punti, 4 rimbalzi, 2 assist in 34’), del quale noi ci siamo annotati sul solito taccuino la determinazione con cui recupera un pallone a inizio terzo quarto per subire l’antisportivo che vale i liberi del 29-54. Un lampo nella notte, certo, ma anche la dimostrazione che il ragazzo (alla pari peraltro di Potts) non ama fare brutte figure. Un sentimento che dovrà essere condiviso da tutta la squadra già dalla prossima trasferta di Roma, perché vorremmo evitare di ritrovarci a scrivere in latino seppur maccheronico che “errare humanum est, perseverare autem uranicum”. (Paolo Corio)