Ingresso NBA a 18 anni: si rivoluziona lo scambio di giocatori con l'Europa

23.09.2022 00:30 di Umberto De Santis Twitter:    vedi letture
Ingresso NBA a 18 anni: si rivoluziona lo scambio di giocatori con l'Europa
© foto di SAVINO PAOLELLA

Una delle misure che avrebbero intenzione di adottare nella NBA del prossimo futuro è quella di abbassare l'età per potersi dichiarare al draft dagli attuali 19 anni a 18. Una misura non facile da introdurre subito perché andrebbe a incidere notevolmente sul florido mercato che si è sviluppato della compravendita dei picks di draft, "inventata" da Danny Ainge quando andò a ricostruire i Celtics dopo la doppia cessione ai Nets di Pierce e Garnett. Si andrebbe a incidere sugli accordi fatti, e Silver non otterrebbe l'approvazione di buona parte delle franchigie.

Ma si farà. C'è un po' di storia da raccontare sull'argomento. Fino al 2005 si poteva entrare a 18 anni: giovanotti come Kobe Bryant (che aveva debuttato a 18 anni e 72 giorni di età), successivamente superato da Andrew Bynum, suo compagno di squadra nei Lakers (18 anni e 6 giorni), oppure Kevin Garnett, primo liceale draftato senza passare dall'Università per tacere della generazione di LeBron James (Dwayne Wade, Chris Bosh, Carmelo Anthony...) lo avevano fatto in mezzo a qualche clamore.

In quell'anno, proprio per le polemiche e l'alzata di scudi della NCAA, David Stern aveva deciso di rendere obbligatorio almeno un anno di college prima dell'eleggibilità al draft, a partire dal 2006. Negli anni seguenti intorno a Steve Kerr ebbe un certo interesse l'idea di alzarlo a 20 anni. Oggi Adam Silver ripropone la discesa a 18 anni, ed evidentemente ha i suoi buoni motivi. Elenchiamoli:

1 - Il lancio della G-League in grande stile, i two-way contract, la forte incidenza in percentuale degli infortuni che possono decidere drasticamente l'esito della stagione di una franchigia (vedi i Lakers 2021-22 senza LeBron e Anthony Davis per troppe assenze) di fatto hanno raddoppiato il numero di giocatori che ogni squadra può e deve presentare nel roster.

2 - La riorganizzazione commerciale della NCAA, a breve produrrà una capacità economica di trattenere giovani a cui assicurare anche una laurea, che andrà a sottrarre forza lavoro alla NBA.

3 - L'aumentata capacità delle squadre europee di selezionare e far crescere under che possono fare bene in NBA (e da qualche anno i giocatori di estrazione europea sono leader delle classifiche di merito della Lega).

4 - La volontà di creare un parco giocatori di qualità per poter allargare la NBA ad almeno due nuove squadre (Seattle e Las Vegas per esempio) e renderle immediatamente competitive senza che le altre debbano rinunciare a qualche loro stella. Si parla a occhio di 60/70 atleti in più!

La tanto sventolata collaborazione tra FIBA, EuroLeague ed NBA che si è vista in diverse manifestazione come BWB o il campionato africano per club in realtà sono state solo terreno di cannibalizzazione commerciale della Lega americana, con i suoi soldi, la sua capacità organizzativa, la migliore struttura di marketing. La guerra tra Bertomeu e Baumann, comunque si concluderà tra Bodiroga e Zagklis, sarà una vittoria perdente per tutte e due le parti. Il problema non è più che crescono di numero gli appassionati del basket a stelle e strisce quanto il fatto che la maggior parte di loro (a naso quasi tutti) si disinteressa automaticamente della pallacanestro di casa.

Per l'Europa in generale che in questo frangente può solo stare a guardare, tutto questo significherà un ulteriore impoverimento delle competizioni a livello qualitativo di giocatori. E senza un drastico lavoro di marketing anche l'impoverimento economico (sponsor, televisione, biglietteria) subirà una ulteriore contrazione: i due aspetti sono intrinsecamente collegati. Agli Europei le gare con il tutto esaurito sono state quelle con Antetokounmpo... Qualche lettore più attento ricorderà che questo allarme lo abbiamo lanciato su questo sito già nel 2015, quando la G-League intraprese la strada dell'organizzazione attuale. E adesso è realtà.

Le società europee sono minacciate da questo futuro non troppo lontano, così come le attività delle Nazionali. Di fronte al possibile depauperamento anticipato dei migliori prospetti diventerà sempre meno interessante lo sviluppo dei settori giovanili nei club più importanti, che a loro volta, con le nuove regole che stanno per entrare in vigore in Italia, cannibalizzeranno le società minori. Investire in un giovane per regalarlo alla NBA senza averlo utilizzato per il proprio club nemmeno una stagione e senza poter fare una programmazione a lungo termine... chi avrà più interesse a farlo? E stante la separazione netta tra NBA e FIBA, il numero di buoni giocatori a disposizione delle squadre nazionali calerà di conseguenza oltre i minimi storici cui siamo arrivati durante le finestre FIBA.

Non si tratta di combattere Adam Silver e la NBA. Se si ferma il reclutamento dei giovani nel giro di cinque-sei massimo dieci anni andrebbe in crisi anche il gigantismo della Lega americana, con il numero di giovani che verrebbero a mancare, le franchigie che continuano ad aumentare, l'impossibilità di attaccare anagraficamente i Licei americani. Potrebbe addirittura pensare a giovanili per ogni franchigia dall'età di 14 anni con reclutamento mondiale.

Si tratta di mettere nuove regole per evitare che anche lo sport diventi il monopolio di qualche ricco oligarca commerciale, come oggi succede per la stragrande maggioranza delle attività industriali nel mondo: non a caso proprio oggi si parla di Jeff Bezos come nuovo proprietario dei Phoenix Suns. E FIFA combatte contro la Super Lega nel calcio. L'unica preoccupazione che non abbiamo, in questa sede, riguarda i giovani. Altri sport che fanno reclutamento ci sono e i giovani se vogliono lo sport per la loro crescita fisica lo praticheranno lo stesso. Per la pallacanestro, si vedrà.