Jalen Brunson, sulle orme di papà per battere finalmente con New York gli Spurs
Jalen Brunson, che oggi trascina New York alle Finals, ha riportato la franchigia esattamente dove suo padre l’aveva lasciata ventisette anni fa. È un passaggio di testimone che non ha bisogno di retorica: basta guardare la coincidenza, la stessa maglia, lo stesso palcoscenico, due generazioni che finiscono per intrecciarsi nella memoria della città.
Con l’ingresso nelle Finals 2026, Jalen e Rick Brunson diventano infatti la prima coppia padre‑figlio a disputare le Finals NBA con la stessa franchigia. Rick c’era nel 1999, in quel viaggio che portò i Knicks fino allo scontro con gli Spurs di Tim Duncan e David Robinson, una serie chiusa 4‑1 e rimasta come l’inizio dell’era vincente di San Antonio. Jalen ci arriva oggi, guidando New York in una postseason che ha avuto il sapore della marcia inarrestabile: Cleveland spazzata via in finale di Conference, ritmo costante, nessuna esitazione nei momenti decisivi.
Il suo impatto è stato totale. Brunson ha tenuto in mano l’attacco dei Knicks per tutta la corsa playoff, chiudendo con 26.9 punti, 6.6 assist e 2.8 rimbalzi di media in 14 partite, sostenuto da percentuali solide: 48.6% dal campo, 35.2% da tre, 83.9% ai liberi, numeri che raccontano un giocatore capace di reggere il peso della creazione e di chiudere i possessi più delicati senza tremare.
Dall’altra parte, ad aspettarlo, c’è una San Antonio che ha costruito il proprio percorso sulle spalle di Victor Wembanyama e Stephon Castle, protagonisti di una serie durissima contro Oklahoma City, risolta solo in gara‑7. È un incrocio che riporta inevitabilmente alla mente il 1999, quasi un’eco che ritorna: Knicks contro Spurs, di nuovo, come se la storia avesse deciso di ripetersi per vedere cosa succede quando il figlio torna dove il padre si era fermato.
Rick Brunson allora era una riserva preziosa nelle rotazioni di Jeff Van Gundy, un tassello silenzioso in una squadra che aveva costruito la propria identità sulla durezza e sulla capacità di sopravvivere a una stagione accorciata dal lockout. Jalen oggi è il motore di tutto, il volto di una New York che ha ritrovato ambizione e continuità.