Dan Peterson compie 90 anni: il coach che ha superato i suoi limiti

Dan Peterson compie 90 anni: il coach che ha superato i suoi limiti
© foto di Doniselli/Ciamillo

Sapeva guardare negli occhi i giganti che allenava per capire cosa portassero nel cuore. Daniel Lowell “Dan” Peterson, nato a Evanston, sobborgo di Chicago, il 9 gennaio 1936, compie oggi 90 anni e resta una delle figure più iconiche della storia del basket italiano. Dagli Stati Uniti all’approdo a Bologna nel 1973, ha interpretato il ruolo di allenatore secondo comandamenti semplici e ferrei: essere esigente, lavorare moltissimo, anche a costo di farsi odiare, creare la forza del gruppo, spingere i giocatori alla massima determinazione. Il sorriso, gli occhiali dalla montatura chiara, l’italiano marcato dall’accento USA e quelle frasi entrate nell’immaginario collettivo – dal celebre «Mmh, per me numero 1!» alla storica «Mamma, butta la pasta...» – hanno trasformato Peterson in un personaggio capace di andare oltre il parquet, tra panchina, televisione, pubblicità e giornalismo.

I numeri raccontano solo una parte della sua grandezza: una Coppa Italia e uno scudetto con la Virtus Bologna, quattro scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa Korac e due Coppe Italia con l’Olimpia Milano. Titoli conquistati con professionalità, studio, capacità di ascolto e una gestione del gruppo spesso in anticipo sui tempi. Emblematico il “silenzio” prima della rimonta contro l’Aris Salonicco nel 1986: dopo il -31 dell’andata in Grecia, per una settimana non parlò alla squadra e la domenica precedente al “giorno del giudizio” lasciò la guida in campionato al suo assistente Franco Casalini. Al Palatrussardi, davanti a 9.000 spettatori, si limitò a una frase prima della palla a due: «Se pensate di poter ribaltare lo scarto, non pensate di poterlo fare in fretta. Dobbiamo recuperare un punto al minuto, un punto al minuto». L’Olimpia chiuse il primo tempo a +14, poi arrivò il sorpasso con il canestro di Meneghin per il 76-44 e i liberi di Roberto Premier a sigillare un +20 costruito davvero “un punto al minuto”.

Peterson ha sempre interpretato il basket con spirito moderno, studiando il passato per costruire il futuro, ma senza rinnegare le proprie idee: non ama la regola del canestro da tre punti, convinto che «un canestro è un canestro, sia se lo fai da un centimetro che da sette metri» e che lo spettacolo fosse più alto ai tempi di Larry Bird, Julius Erving, Magic Johnson, Michael Jordan. Oggi, a 90 anni, continua ad alzarsi presto, fare ginnastica, leggere, informarsi, scrivere e raccontare, affiancato dalla moglie Laura Verga, conosciuta nel 1985 e indicata da molti come il suo vero segreto. In una recente intervista si è definito un “overachiever”, uno che ha superato i propri limiti con determinazione, studio e ascolto: qualità che lo hanno reso non solo un coach vincente, ma un riferimento culturale e umano per generazioni di appassionati di basket in Italia.