Addio a Piero Pasini, il grande coach del basket romagnolo
Ci sono figure che attraversano il tempo lasciando un segno che non sbiadisce, nemmeno quando il rumore delle partite si spegne e resta soltanto la memoria a custodirne il valore. Piero Pasini apparteneva a questa categoria rara, fatta di uomini che non hanno semplicemente allenato, ma hanno costruito un pezzo di identità del basket romagnolo. Se n’è andato all’età di 84 anni, dopo una lunga malattia che lo aveva portato all’Hospice di Forlimpopoli, lasciando dietro di sé un’eredità sportiva che continua a vivere nei ricordi di chi lo ha conosciuto, seguito, amato.
Nato a Forlimpopoli nel 1942 , Pasini era diventato per tutti il “Topone”, un soprannome che raccontava più affetto che ironia. A Rimini aveva scritto le pagine più luminose della sua carriera, guidando la mitica Marr dal 1983 in un’ascesa immediata: dalla Serie A2 alla Serie A1 già al primo anno, restando poi sulla panchina riminese per altre due stagioni. Quel ciclo è rimasto inciso nella memoria collettiva, un frammento di storia che ancora oggi vibra nella città e tra gli appassionati di basket. Ma Pasini non si era fermato lì: Forlì, Reggio Emilia - con un’altra promozione in A1 - e Brescia avevano scandito un percorso ricco, intenso, sempre vissuto con la stessa passione ostinata.
Nel 1990 era tornato a Rimini per un’altra impresa: una doppia promozione in due anni, riportando la squadra prima in A2 e poi in A1, con un giovanissimo Carlton Myers già protagonista di quella nuova avventura. Poi ancora Forlì, fino al 1994, e una carriera che aveva saputo abbracciare anche il basket femminile, tra Faenza, Imola e la Victoria Forlì, sempre con la stessa dedizione e lo stesso rispetto per il gioco.
Oggi la Romagna del basket saluta uno dei suoi simboli più autentici. Un allenatore che ha attraversato decenni di pallacanestro con la forza tranquilla di chi non ha mai cercato riflettori, ma ha sempre saputo accenderli attorno alle sue squadre. Un uomo che ha lasciato un’impronta profonda, fatta di promozioni, di emozioni, di legami. E soprattutto di quella passione che, per chi lo ha conosciuto, resterà per sempre la sua firma più bella.