Virtus Bologna, Gigi Serafini: "Villalta presidente può raccogliere l'eredità di Porelli"

Gigi Serafini incrociò proprio Villalta facendogli da "chioccia" alla prima stagione bianconera del neopresidente, per poi cedergli il posto e il futuro. Il che non ha per nulla incrinato un'amicizia solida, che dura nel tempo
Fonte: Ufficio Stampa Virtus Pallacanestro Bologna
Gigi Serafini
Gigi Serafini

Gigi Serafini, che effetto le fa vedere Renato Villalta presidente della Virtus?

"E' un bene per tutti. Lui è uno di quelli che possono attirare pubblico e anche qualche sponsor, con la sua immagine qualcosa cambierà. Lo dico ricordando che Claudio Sabatini è l'uomo che ha salvato la società, non lo dimentico. Ma se è arrivata l'ora di un cambiamento, Renato è l'uomo giusto. E' anche un ex giocatore, questo conterà quando dovrà rapportarsi alla squadra, avrà il vantaggio di parlare la stessa lingua".

Il neopresidente ha subito detto di volersi ispirare agli insegnamenti dell'avvocato Porelli...

"Spero sia un po' più malleabile, l'Avvocato non era mica tanto "biondo"... Scherzi a parte, è un bel segnale che abbia deciso di seguire questa linea. Anche se i tempi sono cambiati, Porelli resta un esempio da non dimenticare".

Si ricorda quando Villalta arrivò alla Virtus?

"Eccome. Abbiamo giocato insieme una sola stagione, lui arrivò che avevamo appena vinto lo scudetto, nell'estate del 1976. L'anno dopo io andai a Milano. Peterson mi prese da parte e mi parlò chiaro: Renato è stato un investimento, deve giocare, se tu resti parti da sesto o settimo uomo, ma altrove ti cercano. Andai".

Le ha passato il testimone, volente o nolente. Nemmeno un po' di rancore, se non altro sportivo?

"Assolutamente no. La vita di un giocatore ha i suoi cicli, è naturale. L'unica cosa che mi fa arrabbiare, ripensandoci, è che quando era in campo aveva la sua famosa mattonella e non correva mai. Ora è diventato un maratoneta, pensa un po' come si cambia nella vita..."

Le ha mai dato consigli, da giocatore?

"Solo uno, quando appesi le scarpe al chiodo. Gli dissi: ricordati che finché giochi hai 84 amici, quando smetti non te ne resta neppure uno. Qualche anno dopo il suo ritiro mi ricordò quella frase, e mi disse che avevo ragione".

E adesso, da dirigente di una realtà cittadina importante come l'Atletico Borgo, si sentirebbe di darne al dirigente Villalta?

"Per niente, lui sa il fatto suo. I tempi, rispetto a quando giocava, sono cambiati, ma lui non ha perso la sua caratteristica più importante: è uno che sa stare coi piedi per terra. Non è il tipo da promettere più di quello che può dare, e questa è garanzia di serietà. Gli chiedo soltanto di tenere in considerazione i giovani, di farli giocare. In tempi difficili come questi, un buon settore giovanile può davvero fare la differenza".


LUIGI "GIGI" SERAFINI è nato a Casinalbo il 17 giugno 1951. Scoperto da Nino Calebotta, è approdato alla Virtus dove ha giocato dall'alto dei suoi 210 centimetri nove stagioni in Serie A, dal '68 al '77, vincendo lo scudetto del 1976 guidato da Dan Peterson. Poi un anno alla Xerox Milano, tre a Venezia, due a Fabriano prima di chiudere la carriera a Firenze. 2823 punti in maglia bianconera. Ha vestito 112 volte la maglia azzurra (con 536 punti), partecipando a quattro Europei e alle Olimpiadi del '72 e del '76.

 

Redazione Pianetabasket.com
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