Guido Rosselli: «Per Virtus e Fortitudo sarà una calda estate»
Guido Rosselli, protagonista delle più recenti promozioni di Virtus e Fortitudo, ha annunciato il ritiro a 43 anni dopo l'eliminazione con l'Empoli in semifinale di B regionale contro Siena. Una decisione maturata con consapevolezza, come spiega lui stesso confermando che sia arrivato il momento di smettere: «Ora è il momento giusto: voglio iniziare ad allenare, e giocare porta via energie», dice al Corriere di Bologna. Recordman di promozioni in Italia, traguardo raggiunto in ben cinque occasioni eguagliando Mario Boni, Rosselli chiarisce quale sia stato il suo storico "fattore" vincente in piazze importanti come quelle bolognesi, Rieti, Torino e Verona: «Ho giocato in club blasonati con roster importanti, e in tutte le situazioni sono riuscito a calarmi nel ruolo di cui c'era bisogno, prendendomi sempre le mie responsabilità». Nonostante fosse avversario, nell'ultima gara a Siena ha ricevuto una sentita standing ovation dal pubblico: «È un palazzetto dove ho tanti ricordi, su quel campo ho chiuso un cerchio con la maglia dell'Empoli, dove sono cresciuto. Finita la partita ho scherzato sul fatto che qui ho assistito alla vittoria della Mens Sana contro la Effe nel 2004: trovai per caso i biglietti...».
Il legame con il capoluogo emiliano resta un punto fermo della sua carriera, lasciandogli un'eredità chiara: «La consapevolezza che non si chiama Basket City per caso. Mi era stato proposto da un paio di squadre di chiudere la mia carriera qui, al torneo dei Giardini, ma non ho tempo di andare, devo allenare. Si respira ovunque aria di pallacanestro». E proprio da Bologna sono arrivati molti tributi dopo l'annuncio del ritiro, con ex compagni che gli hanno dedicato parole di grande stima: «Fantinelli, Penna, Pajola... Ho ricevuto molti messaggi da ragazzi con cui ho giocato a Bologna in un periodo in cui in realtà ero già vecchio: li ho visti crescere, e sentirli dire questo oggi mi fa un enorme piacere, significa che gli ho lasciato qualcosa. A una certa età non interessa vincere, ma aiutare i più giovani a trovare la strada».
Da grande conoscitore dell'ambiente, Rosselli ha seguito da vicino le ultime stagioni delle due realtà bolognesi. Il suo giudizio sull'annata appena conclusa è netto: «Certo. La V è stata molto sfortunata, soprattutto nella postseason, ma l'annata può considerarsi buona. Stesso discorso per la Effe, che ha pagato a caro prezzo le diatribe interne emerse durante i playoff. Aveva un roster che poteva ambire almeno alla finale». Le prossime settimane si prospettano però complesse per entrambe le dirigenze, chiamate a operare in un'estate che sarà decisamente calda: «Per entrambe, per motivi diversi. Fare mercato per la V sarà complesso, tenendo conto che in Eurolega alcuni club hanno dei budget enormi che non possono non ingolosire i giocatori. Per la Fortitudo sarà un'estate di rifondazione, dove bisognerà ripartire con un nuovo progetto bi o triennale».
Analizzando le dinamiche interne alla Virtus, si è soffermato sull'impatto del cambio in panchina avvenuto durante l'anno: «Dall'esonero del coach non ci possono essere più alibi per i giocatori, si è individuato il punto di rottura per dare una scossa. Chi subentra in corso d'opera non può mettere più di tanto mano agli equilibri in squadra, e chi è arrivato aveva grande esperienza e la capacità di fare il capoallenatore». Infine, una riflessione sui tempi di risalita per la Fortitudo e su quanto bisognerà aspettare per rivederla in Serie A. Anche in questo caso, la prospettiva di Rosselli evidenzia l'importanza storica della piazza: «Credo che sia più la Serie A ad avere bisogno della Effe che il contrario. I tifosi hanno dimostrato di esserci sempre, indipendentemente dalla categoria, mentre il movimento del basket necessita di piazze calde come questa».