Forlì, l'argentino Bernardo Musso commosso per l'elezione di Papa Francesco
FORLÌ - Bernardo Musso risponde al telefono pochi minuti prima delle 21. Ridendo. Ventisette anni, alto 193 centimetri, nato a Pergamino, Bernardo Musso è l’argentino della FulgorLibertas di basket: la sua città è a due ore e mezza da Buenos Aires, la città del nuovo papa.
Musso, che effetto le fa?
«Bellissimo. Quando ho sentito il suo accento argentino, che è come il mio, da quel balcone...».
Lo hanno chiamato, parole sue, dalla ‘fine del mondo’.
«Quando ha detto quelle parole mi sono commosso».
Si sente anche lei, venuto dalla fine del mondo?
«Abbiamo fatto lo stesso cammino, dall’Argentina a Roma. Ho compiuto il percorso inverso dei miei antenati. La mia bisnonna arrivò in Sudamerica dalla Sicilia, il bisnonno da Cuneo».
Cuneo, Piemonte. Stesse origini di Bergoglio.
«Dall’Italia all’Argentina e ritorno. Abbiamo questo viaggio in comune. I miei progenitori partirono dopo la guerra, andarono oltre l’oceano a cercare fortuna. Mio nonno parlava un po’ di italiano. Credo che questa storia sia comune a quella del papa».
Aveva sentito parlare di lui?
«Sì. Sono credente, anche se non vado spesso a messa. Credo fosse l’unico argentino tra i cardinali. Mi informo ogni giorno guardando i siti internet del mio paese: avevo letto il suo nome tra i papabili».
Poi l’ha visto davvero papa. Vestito di bianco.
«Vederlo mi ha dato serenità. La sua faccia trasmette questo».
Cosa vorrebbe dirgli? O chiedergli?
«No, nulla. Solo una frase: buona fortuna. Credo che ne avrà bisogno. E che porti il suo aiuto a tutti coloro che ne hanno bisogno».
Marco Bilancioni