Alberto Matassini a PB: i Metallica, la democrazia del contropiede
Dal sud di Battipaglia, al Centro, due volte nella sua regione, le Marche, al nord di Treviso ed Udine e di nuovo in regione a Matelica. In mezzo San Giovanni Valdarno anche se non in ordine cronologico. Il giro d’Italia di Alberto Matassini, 38 anni è già un bel pezzo avanti. E non si fermerà di certo. Fresco vincitore della Coppa Italia di serie A2 con la Halley Thunder Matelica, lo scorso 6 gennaio, dopo qualche giorno ripensa a quello storico momento.
“A tappe ed ognuno per la sua idea, credo sia stato detto tutto su quella vittoria. Ma io non smetterò mai di ribadire che le giocatrici hanno avuto una forza mentale straordinaria. Hanno ignorato i guai che avevamo – virus e problemi muscolari – per cui io facevo fatica ad immaginare quale quintetto mettere in campo nei quarti di finale. La loro voglia di non accettare di essere malate è stata la molla che ci ha fatto vincere la Coppa. E visto che sono in tema di dediche vorrei farne due per me di particolare importanza. Una è a Giovanni Ciccolini, il patron della Halley che col suo impegno ci permette di fare il nostro lavoro nel migliore dei modi possibile. L’altra è a Sofia, la mia compagna, che l’anno scorso voleva chiudere la carriera sportiva con una promozione ed invece non ha potuto e quest’anno ha smesso di giocare”.
Lei dice spesso alle sue giocatrici “Finchè c’è musica balliamo”. Che musica ballate?
“Visto che diversi telecronisti ci chiamano Metallica invece di Matelica, direi che non c’è altra possibilità che ballare un bel rock di quelli tosti. Tra l’altro i Metallica a me piacciono molto, sono un appassionato di rock”.
Lei ha una lunga carriera di allenatore alle spalle ed in corso, come mai ha scelto questa strada?
“Per caso. Risale a diversi anni fa quando con un gruppo di amici decidemmo di mettere su una squadra per ricordare un altro amico scomparso. Chi allena? Io che ho sempre avuto la passione per i giochi di manager, per le situazioni gestionali, mi sono offerto. Da lì mi è piaciuto sempre di più è piano piano diventato un lavoro”.
Anche lei ha dei foglietti in tasca che guarda durante le partite?
“Sì, ne ho uno dove mi appunto un paio di cose tecniche che dobbiamo fare rispetto all’avversaria ed in generale per noi. Ma più che altro mi appunto dei modi per rimanere sempre dentro la partita: anni fa ogni tanto mi facevo prendere dal nervosismo del momento e mi allontanavo dallo svolgimento della gara. Ho fatto un lavoro con un mental coach e mi è rimasta questa abitudine di ricordare a mè stesso dove sono e cosa sto facendo. Anche se lo so”.
In una squadra vincente è necessario che le giocatrici siano anche amiche?
“Non credo. L’importante è che il gruppo sia concentrato sugli obiettivi, che ognuna sappia cosa vogliamo e cosa vuole da sé stessa. L’accettazione del ruolo e capire cosa si sta facendo in ogni singolo istante è secondo me la chiave per un gruppo vincente. Anche se non va a mangiare la pizza insieme o non fa le vacanze. Andare d’accordo e remare tutti insieme. Però se c’è anche amicizia, in aggiunta al resto, va benissimo ed è un elemento di forza in più ma non necessario”.
Quali sono i suoi hobby?
“A parte la pallacanestro che spesso è passione e lavoro insieme? Mi piacciono gli sport di racchetta, specie il tennis al quale ho giocato in gioventù. Sono appassionati di gatti, ne ho due, e degli animali in genere. Il buon cibo e nella mia carriera in questo senso sono sempre stato in posti formidabili. Come in tutta Italia in realtà”.
Veniamo al campo, ci racconta la sua idea di difesa?
“Sono un allenatore molto tattico. Dedico molto tempo allo studio ed alla preparazione in allenamento dell’avversario che andremo ad incontrare. Sapere chi andremo ad affrontare per organizzare la nostra difesa. Questo però rientra anche nel fatto che noi allenatori dobbiamo adattarci alle giocatrici che abbiamo e fare una sintesi”.
A proposito: in estate arrivando alla Halley lei diceva di volere delle lunghe che sapessero correre il campo. Non è proprio questa la caratteristica delle sue lunghe…
“Vero. Poi in sede di costruzione della squadra abbiamo pensato, con la società, cosa fosse funzionale agli obiettivi della stagione ed abbiamo fatto scelte precise. Pilakouta è un centro vecchia maniera che ha mani educatissime, grande visone e di gioco e passa la palla benissimo. Questo ci permette di avere Trezciak che in attacco non è particolarmente attiva – ma ha un buon tiro da tre – che però in difesa ci dà tantissimo a rimbalzo. Offor che pur non avendo tanti centimetri è sempre in movimento e sa muoversi con discreta rapidità, Lizzi che è una lunga a cui piace giocare fronte a canestro. In modi diversi tutte loro aprono il campo per un buon tiro delle esterne o per il contropiede”
Ha la stessa visione del contropiede che aveva qualche anno fa durante un clinic?
“La filosofia è sempre quella. Il contropiede è la parte più democratica del nostro gioco perché se organizzato e fatto bene permette a tutte le giocatrici di avere opportunità di andare a canestro. Specie a quelle che magari non hanno la caratteristica di crearsi un tiro da sole o che non hanno una grande tecnica. Anche qui il discorso è quello della difesa: adattare il contropiede alle giocatrici che hai in quel momento. Io credo che noi in questo senso siamo messe bene anche perché ho una squadra molto intelligente che sa quello che c’è da fare”.
Dopo la vittoria in Coppa, il turno di campionato con Alpo – battuta nella finale e due volte in campionato – e poi due settimane di riposo prima di tornare in campo a Cagliari con il Cus. Che state facendo?
“La parola chiave è riposo. Ho scelto di premiare le ragazze con un po' più di tempo libero e perchè dopo un mese molto impegnativo e faticoso, era necessario tirare il fiato. Tornati in palestra ci siamo concentrati su alcuni dettagli che tra la Coppa e la partita successiva con Alpo in campionato, volevamo sistemare. Settimana prossima inizieremo a lavorare sulla nostra avversaria che è una squadra diversa da quella che abbiamo battuto all’andata: non è una partita tra la prima del campionato, Matelica ndr, e la settima ma una gara tra due squadre che faranno, spero, i play off. Quindi estrema attenzione”.
Ci dice una o due di quelle cose che state sistemando?
“Ormai tutte le squadre raddoppiano su Pilakouta in qualunque posizione lei riceva la palla. Vogliamo che al di là della sua bravura di scaricare il pallone, questa cosa diventi un po' automatica e non lasciare solo a lei la responsabilità. Poi la difesa allungata a tutto campo che nelle due gare con Alpo abbiamo fatto meglio all’inizio delle partite rispetto alla fine. Forse per la preoccupazione di accedere nella pressione”.
A questo punto della stagione quali sono gli obiettivi?
“La società è stata molto serena e chiara nel dirci cosa avrebbe voluto: tornare alle Finali di Coppa Italia e provare a tornare nella semifinale play off. Il primo obiettivo mi pare che l’abbiamo centrato e superato vincendo a Tortona. Ora vogliamo arrivare nel migliore dei modi ai play off, tornare in semifinale e vedere cosa possiamo fare di meglio. Un passo alla volta”.