A2 F : due grandi del basket milanese per l'ultima in casa del Sanga

Arthur Kenney e Giorgio Papetti ospiti d'Onore al PalaGiordani per l'ultima di regular season della formazione meneghina
26.03.2026 13:34 di  Eduardo Lubrano  Twitter:    vedi letture
A2 F : due grandi del basket milanese per l'ultima in casa del Sanga

"Noi che giocavamo nel Simmenthal", le due icone della pallacanestro milanese durante la partita saranno protagonisti di un momento dedicato agli anni d'oro della pallacanestro meneghina

Il PalaGiordani si prepara per l'ultima di regular season della Repower Sanga. Le Orange scaldano i motori per la sfida di sabato 28 marzo (palla a due alle 18.30) che le opporrà alle Foxes di Giussano. Le milanesi hanno l'opportunità di guadagnarsi la certezza del primo posto in classifica e, oltre ai tanti tifosi abituali, ad assistere al match ci saranno due ospiti d'eccezione: si tratta di Arthur Kenney, tre anni al Simmenthal Milano in cui ha vinto uno scudetto, due Coppe delle Coppe e una Coppa Italia guadagnandosi il ritiro della sua numero di 18, e di Giorgio Papetti, milanese DOC, compagno di squadra (e di stanza nelle lunghe trasferte) di Kenney prima di passare alla Pallacanestro Milano (Mobilquattro, Xerox).  I due esporranno a metà partita la maglietta originale del Simmenthal di quegli anni, un vero e proprio simbolo della storia cestistica meneghina

Testimonianza di altri tempi, probabilmente più epici, in cui si riuscivano a creare con maggior semplicità legami unici, tra cui quello del marchio Simmenthal con la pallacanestro milanese: "Noi eravamo i giocatori della Simmenthal e per noi era un grande vanto: non era da tutti arrivare a giocare con quella maglia - spiega Papetti - Rivedere quel marchio sulle divise delle squadre milanesi di oggi è emozionante per chi come noi ha legato a quel nome non solo ad una squadra ma ad una vera scuola di vita".

Giorgio Papetti oltre che ex giocatore è soprattutto un custode energico e generoso dei ricordi di quegli anni magici della pallacanestro milanese: "Vorrei che i giovani conoscessero almeno parte di quello che abbiamo potuto vivere in quegli anni, perché credo che spieghino alla perfezione cosa sia lo sport, l'amicizia, l'importanza dello sforzarsi". La voglia di tramandare ha fatto venire l'idea a Papetti, ormai 10 anni fa, di fondare "il museo del Basket Milanese", un portale virtuale che raccoglie foto, storie, racconti e cimeli della pallacanestro meneghina.  "Un giorno - racconta Papetti - sono andato insieme ad "Art" (Arthur Kenney ndr) in visita alla sede dell'Olimpia Milano; c'erano tante foto esposte ma molte delle persone giovani che lavorano lì non sapevano assegnare i nomi ad alcuni dei volti ritratti ; Ho capito in quell'occasione di quanto sia importante fissare la storia dedicandogli spazi dedicati. Mi sono immediatamente interfacciato con Sandro Gamba, che ha una collezione di cimeli infinita, e dopo aver trovato delle difficoltà nel creare un museo fisico ho pensato di crearne uno virtuale".

Papetti è un narratore a dir poco entusiasmante: nato in via Ponte Seveso, vicino a via Gluck "dove all'epoca c'erano le pecore", ricorda l'ex giocatore, ha condiviso le esperienze oratoriali con i fratelli Berlusconi e Adriano Celentano. Ha iniziato a giocare nel Socialosa, mentre si districava tra gli studi liceali e il montaggio di mensole componibili per contribuire al bilancio familiare.


Un giorno viene notato dai tecnici del Simmenthal che gli propongono, durante un colloquio a cui si è presentato con in mano la cassetta degli attrezzi, uno stipendio pari a quello garantito dal lavoro di montatore di mensole e il finanziamento degli studi. E' iniziata così una storia d'amore che lo ha portato a giocare in una squadra mitica con nomi del calibro di Masini, Kenney, e avendo come primo capitano Sandro Riminucci: "Per farvi capire - spiega Papetti - Riminucci è stato capace di 77 punti in singola partita senza il tiro da tre punti. All'epoca gli davo del lei, visto che io avevo 17 anni e lui 34; lui e gli altri mi hanno insegnato come comportarmi in campo e fuori. Mi ricordo sempre della sua intensità, si buttava per terra per recuperare i palloni vaganti anche quando andavamo ad inaugurare i campetti agli oratori. Oggi ha 91 anni e continuiamo a sentirci". Rapporti forti favoriti da tempi diversi, in cui una trasferta a Napoli richiedeva di fatto un giorno di viaggio: "Rischiai di non dare l'esame di Anatomia all'università a causa del ritardo di rientro dalla trasferta a Napoli, per non parlare di quando andammo a giocare a San Pietroburgo cambiando 4 aerei e facendo un percorso infinito". Infiniti come gli aneddoti da raccontare e i campioni con cui ha condiviso il parquet: tra i tanti anche Chuck Jura, il mitico "sceriffo del Nebraska" che mandava in visibilio i tifosi della Pallacanestro Milano.

Tra tutti gli aneddoti, quello della maglietta che verrà mostrata nel corso della partita di Sabato: "Quando sono stato promosso nella prima squadra del Simmenthal mi sono state date le due divise con il numero 7. All'epoca non si buttavano le canotte a fine stagione ma si utilizzavano anche per la stagione successiva e quindi mi furono assegnate quelle che fino a qualche mese prima erano di Gianfranco Pieri, il capitano della squadra che con quella maglia aveva vinto la Coppa dei Campioni. Nel darmele notai che sulla maglietta bianca era cucito lo scudetto, su quella rossa no. Mi fu detto di far scucire da mia madre il tricolore da quella bianca e lo feci senza fare troppe domande, un piccolo mistero che poi ho risolto dopo 50 anni.  Infatti, qualche anno fa, dopo la scomparsa di Bob Lienhard (mitico giocatore di Cantù degli anni 70'), Charlie Recalcati e Pierluigi Marzorati mi invitarono a Cantù per un momento che ricordasse quel periodo e il grande campione e io portai foto e testimonianze del Museo del Basket legate a Bob. Vidi che per l'occasione avevano fatto una maglietta con su disegnato un toro che regalava una maglietta alla squadra di Cantù. Chiesi spiegazioni e loro mi hanno raccontato che nel 1968, quando Cantù vinse il campionato togliendo il titolo alla Simmenthal, l'ultima di campionato la giocarono proprio a Cantù contro Milano. Al termine della partita, vinta dall'Oransoda, Pieri andò negli spogliatoi dei padroni di casa con la propria maglia rossa, chiese al massaggiatore della squadra di prestargli le forbici, si scucì lo scudetto e lo consegnò al capitano di Cantù".

Storie magiche che il PalaGiordani e il Mondo Sanga sono felici di ricordare e tramandare.