Ettore Messina pizzica la Virtus Bologna: «Sempre passati da underdog, un capolavoro di comunicazione»
Ettore Messina pizzica la Virtus Bologna nella lunga intervista rilasciata sul Corriere della Sera. Parlando dei risultati ottenuto alla guida di Olimpia Milano da capo allenatore, Messina tira in ballo le VNere. "Le hanno mai detto, dopo un bel voto a scuola, «hai fatto soltanto il tuo dovere»? «Naturalmente. Frase tipica di tutti i genitori». Vale anche per le vittorie a Milano? «Al Real Madrid, Jorge Valdano mi diceva che vincere è un "alivio", un sollievo. Se sei in un club dove si deve solo vincere è così. E anche a Milano ci sono sempre grandi aspettative. La cosa che in questi anni mi ha divertito è che anche Bologna ha speso molto, ha preso grandi allenatori, grandi giocatori, ma sono sempre riusciti a passare come underdog. Un capolavoro di comunicazione», ha detto l'attuale presidente delle basketball operations dell'Olimpia Milano.
Sul quanto si senta parte integrante e importante nella storia dell'Olimpia, Messina replica: "Integrante, sicuramente. Sono stati sei anni intensi. Otto trofei, tre scudetti consecutivi, una Final Four dopo 29 anni... Importante? Non sta a me giudicarlo. [Vincere] non è scontato in nessun caso. Per come sta cambiando il sistema, il peso economico conta sempre di più. Noi fortunatamente abbiamo una società che ha sempre investito molto, poi però ci sono anche quelli che vanno oltre quelle che secondo me sono le possibilità della pallacanestro europea e mondiale. Detto questo, quando io ero un giovane allenatore non c'era quella sensazione che se vincevi allora tutto bene, se perdevi tutto male".
Dopo le Final Four, l'Olimpia non è mai riuscita ad andare avanti in EuroLeague. Messina parla di infortuni e di un cambiamento necessario, magari con la NBA. "Siamo arrivati ai playoff contro un Efes così in crescita che poi avrebbe vinto il titolo, con Datome fuori e Melli infortunato. Poi il Chacho è tornato in Spagna, Datome si è ritirato, e per mille e una ragione non siamo più riusciti a trovare una soluzione adeguata. E poi, gli infortuni... Succede a tutte le squadre? Certo. E c'è un motivo. Troppe partite dove non si può mollare. Anzi, tutte. In Nba, dove ci sono trenta squadre, ai playoff ne vanno sedici più quattro ai play-in. I due terzi. Puoi permetterti di ruotare i giocatori più affaticati, puoi anche mettere in preventivo qualche sconfitta. In Eurolega passano in sei, più quattro ai play-in. Dieci squadre su venti, ovvero la metà. È un imbuto troppo stretto. Per questo tutte le partite contano, ma poi non si contano gli infortuni. Quando mi dicono "tu vorresti che arrivi l'America a tutti i costi" io rispondo di sì, porterebbe un riallineamento tra obiettivi economici e risultati sportivi. L'ideale sarebbe una fusione con Eurolega".