TAGLIA FUORI | Gara 1, due partite, due storie diverse
Bologna-Trento: il fattore logorio. La Virtus scendeva in campo all'Unipol Arena con addosso gli occhi di tutto il campionato e la pressione di chi non può permettersi passi falsi. Di fronte si è trovata una Dolomiti Energia sfrontata, leggera, pronta ad alzare vertiginosamente il numero dei possessi e a farti correre anche quando le gambe gridano pietà dopo una stagione infinita. Trento ha provato il colpo gobbo, cavalcando l'entusiasmo dei suoi giovani e sporcando ogni linea di passaggio bianconera. Bologna ha dovuto attingere a piene mani al serbatoio dell'esperienza e della durezza mentale accumulata in Eurolega. Non è stata una serata di fluttuante accademia: le fiammate di Trento hanno spaventato, ma nei playoff la differenza la fa chi sa gestire i singoli possessi negli ultimi cinque minuti. La Virtus ha stretto le viti in difesa, ha ripulito il tabellone dei rimbalzi e ha fatto valere la legge del più forte nel momento cruciale. Gara 1 è in cassaforte, ma Trento ha mandato un messaggio chiaro: per passare il turno bisognerà sudare ogni centimetro di parquet.
Venezia-Tortona: la logica del Taliercio. Al Taliercio andava in scena il quarto di finale più indecifrabile e affascinante della vigilia. Venezia contro Tortona è ormai una classica del nostro basket moderno, una sfida tra due club strutturati che ambiscono a recitare il ruolo di terzo incomodo dietro le scudettate. La partita ha rispettato in pieno le attese: una battaglia di nervi. Tortona si è presentata in laguna con il piano partita tipico delle squadre di Fioretti: difesa estremamente fisica, area intasata per togliere i rifornimenti ai lunghi avversari e scommessa calcolata sulle percentuali dall'arco della Reyer. Venezia ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per scardinare la resistenza piemontese. L'allungo decisivo è arrivato quando la Reyer ha smesso di palleggiare e ha iniziato a muovere la palla con rapidità ritmica, trovando quei canestri pesanti che hanno fatto esplodere il palazzetto. Tortona esce sconfitta ma consapevole di avere le armi per far male; Venezia si tiene stretto il fattore campo, sapendo che questa serie è una maratona di logoramento, non uno sprint.
Tiro dall'angolo: la sindrome dello specchio. Il pericolo più grande in Gara 1 non è mai l'avversario che le corazzate si trovano di fronte: è lo specchio. È la tendenza quasi inconscia a guardarsi, a piacersi troppo e a pensare che il blasone o il posizionamento in regular season bastino a intimidire chi arriva da settimo o ottavo con l'attitudine di chi non ha nulla da perdere. Bologna e Venezia hanno evitato con i denti il burrone in cui è scivolata Brescia il giorno prima, ma hanno capito sulla propria pelle che in questa post-season nessuno ha intenzione di stendere tappeti rossi. Da lunedì si rigioca, le lavagne si azzerano, e l'unica certezza è che chi pensa di aver già capito l'inerzia di questi quarti di finale non ha mai visto una partita di playoff.