Warriors: la regia di Curry esalta Butler contro i Blazers rimaneggiati

Warriors: la regia di Curry esalta Butler contro i Blazers rimaneggiati
© foto di nba.com

Golden State aveva bisogno di una serata solida per scrollarsi di dosso il ko con Atlanta, e la risposta è arrivata in una partita in cui il tabellino di Stephen Curry racconta solo una parte della storia: pochi punti, ma una regia lucida e chirurgica che ha messo in ritmo tutti, a cominciare da Jimmy Butler. Il numero 30 chiude con appena sette punti e un 2/9 dal campo, ma distribuisce 11 assist che diventano il filo conduttore dell’attacco Warriors, mentre Butler capitalizza il lavoro del compagno con una prova completa, fatta di canestri, rimbalzi e letture, in una gara in cui Golden State prende il controllo già nel primo quarto, aprendo con un 14/22 dal campo e un 8/15 dall’arco che valgono il 38-22 e un vantaggio che non verrà più messo davvero in discussione. Portland, priva del suo principale terminale offensivo Deni Avdija e costretta a schierare due two-way in quintetto, prova a restare aggrappata alla partita con l’energia di Shaedon Sharpe e la regia di Caleb Love, ma la sensazione è che i Blazers debbano sempre fare uno sforzo extra per restare a contatto, mentre i Warriors, sospinti anche dalla panchina, giocano con un margine di sicurezza crescente (67-41 all'intervallo).

Proprio dalla second unit arriva una delle chiavi della serata: De’Anthony Melton firma la sua miglior prova stagionale con 23 punti, dando continuità a un momento personale già molto positivo e diventando il perfetto complemento alla serata da “pass first” di Curry, mentre Gui Santos si ritaglia spazio con una presenza attiva sulle linee di passaggio, firmando il suo massimo in carriera per recuperi e alimentando la transizione di Golden State.
I Blazers, reduci da una striscia positiva interrotta dal ko con New York, pagano alla distanza le assenze e la fatica accumulata, nonostante il contributo di Saddiq Bey e del rookie Derik Queen, che domina a rimbalzo e prova a dare una dimensione interna a un attacco spesso costretto a vivere sul perimetro. Nel mezzo c’è anche spazio per una nota di colore: la tripla di Moses Moody nel primo quarto lo fa salire al 12° posto nella storia della franchigia per canestri da tre, superando l’attuale general manager Mike Dunleavy, simbolo di una Golden State che continua a rinnovarsi senza dimenticare le proprie radici, e che in una notte come questa ritrova la versione più convincente del proprio basket di sistema.

Il resto della partita scorre seguendo un copione chiaro: ogni tentativo di rientro dei Blazers viene respinto da un possesso ben costruito, da una lettura di Curry o da una giocata di Butler, con Melton pronto a punire ogni rotazione lenta e la difesa di Golden State abbastanza disciplinata da non concedere mai davvero l’inerzia agli ospiti (119-97). Portland chiude con il rammarico di aver perso due volte di fila dopo una striscia di cinque successi, ma anche con la consapevolezza che senza Avdija e con un roster accorciato il margine di errore era minimo; i Warriors, invece, possono archiviare la serata come una vittoria “di sistema”, in cui la stella più luminosa non è quella che segna di più, ma quella che illumina il gioco degli altri, restituendo alla squadra quella sensazione di controllo che era mancata nelle ultime uscite.