Mike Brown: "Avevo sentito da subito essere i Knicks squadra da Finals"

Mike Brown: "Avevo sentito da subito essere i Knicks squadra da Finals"

Mike Brown ha indicato con chiarezza quali siano stati i pilastri che hanno portato i New York Knicks alla loro prima finale NBA dal 1999. Dopo il 130-93 inflitto ai Cleveland Cavaliers, il coach ha parlato di ritmo, difesa e leadership come elementi decisivi di un percorso costruito giorno dopo giorno. La serie di finale della Eastern Conference si è chiusa con uno sweep netto, frutto di una superiorità evidente in quasi ogni aspetto del gioco, soprattutto nella transizione e nei possessi extra che hanno piegato Cleveland fin dai primi minuti.

Brown ha sottolineato come la squadra abbia dominato nelle situazioni aperte e nei rimbalzi offensivi, ricordando un dato che lo ha colpito più di tutti. «Sei nei playoff, nelle finali di Conference, e segni sessantacinque punti tra rimbalzi offensivi e contropiede», ha detto. «Non so se l’avevo mai visto a questo punto della stagione». New York ha completato la serie con l’undicesima vittoria consecutiva nei playoff, diventando la quarta squadra nella storia NBA a firmare una striscia di undici successi nella stessa postseason, e ha vinto tutte le partite tranne una con margini in doppia cifra.

Il coach ha insistito sul fatto che la chiave non fosse il talento individuale, ma l’esecuzione. «Do molto credito ai ragazzi per essere rimasti fedeli al piano partita e per aver provato davvero a spingere il ritmo, perché era ciò che volevamo fare entrando in questa serie», ha spiegato. «Quarantuno percento, quarantadue percento, novantatré punti contro una squadra del loro calibro offensivo è semplicemente incredibile». Brown ha elogiato anche la profondità della rotazione, parlando di un contributo diffuso. «La nostra panchina è stata fantastica», ha detto. «Jose è stato davvero bravo. Mitch, con la sua minaccia verticale al ferro, è stato enorme. Dieci rimbalzi, cinque offensivi e cinque difensivi, sono stati incredibili. Deuce è stato semplicemente spettacolare».

Tra i protagonisti citati dal coach c’è anche Landry Shamet, autore di sedici punti dalla panchina in gara-4 con un perfetto 4 su 4 da tre, dopo l’11 su 12 complessivo nella serie. «Molti parleranno del suo tiro, e dovrebbero farlo», ha detto Brown. «Ma quando Josh non marcava Donovan, toccava a Landry. Non puoi fermare Donovan Mitchell, è troppo forte, ma Landry ha fatto del suo meglio per costringerlo a lavorare». Le parole più profonde sono arrivate però quando Brown ha parlato di Jalen Brunson, candidato al premio di MVP delle Finals di Conference e autore di una serie da 25.5 punti e 7.8 assist di media. «Quanto lavora duro», ha detto. «La sua etica del lavoro è fuori scala». Il coach ha raccontato anche un dettaglio della routine quotidiana del suo leader. «Va a tirare. Abbiamo lo shootaround di solito alle dieci del mattino, e lui va ogni giorno, in casa o in trasferta», ha spiegato. «Io sono un tipo da tarda sera e ho dovuto adattarmi, perché mi stanca. Ora devo alzarmi alle sette e mezza per incontrare i miei assistenti, perché abbiamo lo shootaround presto».

Brown ha paragonato la calma di Brunson a quella di campioni che ha allenato in passato, dicendo che la sua «forza silenziosa» gli ricorda Tim Duncan e Stephen Curry, perché «non si esalta mai troppo e non si abbatte mai troppo». Il coach ha poi ripensato al momento in cui ha accettato il lavoro a New York dopo l’addio ai Sacramento Kings, spiegando che fin dall’inizio aveva percepito il potenziale della squadra. «Ho sentito davvero che questa squadra fosse da Finals NBA», ha detto. «Pensavo avessimo una vera opportunità». Ora i Knicks attendono la vincente tra Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs, con l’obiettivo di inseguire il primo titolo dal 1973.

Redazione Pianetabasket.com
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